Green pass: Università Cattolica, Chi è più “affaticato” lo ritiene poco utile e pensa violi libertà e privacy. “Poco efficace” per chi non ha fiducia in scienza e istituzioni

Chi appare aver subito maggiormente l’impatto emotivo di Covid-19, insomma chi è psicologicamente più “affaticato”, vede il Green pass come “una misura poco utile a ridurre la diffusione dei contagi (51% contro il 56% medio nazionale)”. Non solo: “gli individui che riportano maggiore senso di frustrazione e fatica sono maggiormente in accordo nel percepire il Green pass come uno strumento che viola la propria libertà e la propria privacy”. E’ quanto emerge dalla rilevazione dell’EngageMinds Hub, Centro di ricerca dell’Università Cattolica, con sede a Cremona, su un campione di oltre 6mila italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione. “A livello di percezione dei singoli – spiegano gli autori della rilevazione -, anche una norma di ordine pubblico quale il Green pass non sfugge alle dinamiche della psicologia della persona”. Secondo la ricerca, “maggiore è la preoccupazione per il rischio di contagio e il senso di vulnerabilità percepito, e maggiormente le persone ritengono che il Green pass sia uno strumento di responsabilità sociale e uno strumento indispensabile per poter frequentare i luoghi di lavoro”. Ma non mancano gli sfiduciati verso il “sistema”, ulteriore fattore che impatta sui comportamenti. “Ed è la sfiducia verso la ricerca scientifica, il sistema sanitario e, in generale, le istituzioni pubbliche”, si legge nel report che evidenzia come chi rivela questo atteggiamento faccia “poco affidamento sull’efficacia del Green pass come strumento per controllare i contagi”, non sia d’accordo sul suo uso nei luoghi di lavoro e non ne veda l’utilità sociale.

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