Diocesi: mons. Raimondi (vescovo aus. Milano), “impegno per ridare alla Chiesa uno stile di gioiosa missionarietà”

(Foto Diocesi di Milano)

(Milano) “Ho avuto la grazia e la fortuna di essere referente per la Lombardia del cammino sinodale nazionale e, quindi, mi sono particolarmente interessato a queste dinamiche”. A ricordarlo, in riferimento alla nuova Proposta pastorale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è il vescovo ausiliare e vicario episcopale della zona pastorale IV della diocesi-Rho, monsignor Luca Raimondi. “Quello che io colgo di importante nella Proposta per il prossimo anno pastorale” (“Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro”) è “quello che lo stesso autore scrive nelle pagine iniziali”, sottolinea Raimondi. “Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana. Qui è il punto”. “Noi non viviamo cammini sinodali per avere qualcosa in più da fare, per realizzare dei meccanismi o per organizzarci meglio, ma perché c’è una missione da offrire al mondo: ridare alla Chiesa uno stile di gioiosa missionarietà, dicendo che non possiamo pensare solo alle quattro mura delle nostre sacristie o solo a quelle di un oratorio. Il campo è, davvero e sempre di più, il mondo come si intitolava una precedente Proposta pastorale dell’allora arcivescovo, il cardinale Angelo Scola. Se è così – ed è così – dobbiamo vivere dentro questo mondo, con una modalità anzitutto di ascolto della gente, uscendo dai nostri recinti per annunciare il Vangelo di Gesù anche a chi la pensa diversamente da noi, senza condannare. In una zona forse tradizionale, come è ancora quella di cui sono vicario e che conta un milione e 118mila abitanti, c’è certamente tanta gente che ha voglia di pensare in modo nuovo. Per questo ritengo che sia importante il cammino sinodale come strumento di ascolto e missionarietà”.
Soddisfatto si dice, quindi, il vescovo Raimondi per le concrete realtà sinodali che si sono attivate nei decanati della “sua” zona. “Con molta onestà devo dire che la maggior parte sta facendo cose belle: ad esempio, c’è un decanato che ha avviato un centro medico di accoglienza per chi non ha assistenza sanitaria, ascoltando, attraverso l’assemblea sinodale decanale, i bisogni del proprio territorio. Poi, c’è chi che si è interessato delle società sportive di base, creando eventi, chi ha coinvolto i presidi delle scuole superiori e i ragazzi realizzando un questionario sul senso della vita. Rimane qualche resistenza, forse perché si pensa ancora che la sinodalità e l’assemblea sinodale decanale siano cose in più da fare, magari a carico dei preti. Ma quando capiremo che questi meccanismi puntano invece alla scioltezza dei rapporti, sono convinto che tutto cambierà”.

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