“Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per le iniziative che si stanno promuovendo dinanzi al Tribunale Costituzionale, con l’evidente scopo che tale alta istanza disconosca i diritti fondamentali della vita e della famiglia, consacrati nella Costituzione della Repubblica”. Lo scrive la Conferenza episcopale dominicana (Ced), in una nota pervenuta al Sir, in seguito a un’azione legale intrapresa di fronte al Tribunale costituzionale, per impugnare alcuni articoli del nuovo codice penale che sta per entrare in vigore, e depenalizzare l’aborto in caso di pericolo di vita per la madre, malformazioni fetali e gravidanza provocata da violenza sessuale. La Repubblica Dominicana è una delle poche Nazioni al mondo in cui l’aborto volontario è, in ogni circostanza, illegale.
Proseguono i vescovi. Gli attacchi ai diritti della vita e della famiglia, “com’è noto, vengono lanciati da decenni, e in tutte le occasioni, sia il legislatore costituente sia quello ordinario, interpretando i valori e gli interessi permanenti del popolo dominicano, li hanno respinti in modo sostenuto, riconoscendo la dignità innata della vita umana fin dal concepimento, e l’importanza di preservare la famiglia come fondamento della nazione. Pretendere che il Tribunale Costituzionale non rispetti o sovverta con una sentenza interpretativa la Costituzione, di cui è il supremo garante, costituisce un’azione audace e ad alto rischio contro l’ordine costituzionale e istituzionale”. Concludono i vescovi: “Salutiamo con favore il fatto che il Ministero Pubblico e entrambe le Camere del Congresso nazionale abbiano respinto dinanzi al Tribunale Costituzionale le pretese di varie organizzazioni e persone, con il sostegno di entità internazionali, di disconoscere i diritti consegnati nella Costituzione”. Apprezzamento anche per le manifestazioni di associazioni “pro life” davanti al Tribunale costituzionale.