Sabato scorso, dopo l’accordo con il sindacato della Central obrera boliviana (Cob), raggiunto al tavolo di dialogo, il presidente della Repubblica della Bolivia, Rodrigo Paz, ha decretato lo stato d’eccezione per novanta giorni, nel Paese, con la possibilità di utilizzare l’Esercito, per eliminare i blocchi stradali ancora attivati dalle organizzazioni, perlopiù vicine all’ex presidente Evo Morales, che non riconoscono l’accodo. La Conferenza episcopale boliviana (Ceb), in una nota, ha ribadito “profonda preoccupazione” per la situazione che sta attraversando la Bolivia, caratterizzata da 51 giorni di difficoltà, incertezza e angoscia a causa della carenza di generi alimentari, carburante, medicinali e altri beni di prima necessità.
Nel suo comunicato, la Ceb lancia un appello alle autorità dello Stato, alle istituzioni e ai cittadini affinché agiscano “con responsabilità e nel rispetto della dignità di ogni persona, nel quadro dello Stato di diritto e dei diritti umani”. La Chiesa cattolica ha, inoltre, riconosciuto la necessità di garantire la libera circolazione e l’approvvigionamento dei prodotti indispensabili per la popolazione, ma ha avvertito che ogni misura deve essere applicata “nel rispetto della Costituzione dello Stato”. Inoltre, ha esortato le forze incaricate di preservare l’ordine pubblico ad “agire con prudenza, proporzionalità e rispetto per la vita e l’integrità delle persone”, e ha chiesto ai settori mobilitati di evitare la violenza, lo scontro e la provocazione. La Ceb, infine, ha espresso la propria vicinanza e le proprie preghiere alle famiglie in attesa di generi alimentari, ai malati che necessitano di cure mediche e medicinali, e a coloro che hanno bisogno di carburante per lavorare e provvedere ai propri cari.