Diocesi: Caritas Perugia-Città della Pieve, “oltre il bisogno: accompagnati per essere liberati”

Presso il Centro di ascolto della Caritas della diocesi di Perugia-Città della Pieve si è registrata una crescita nel 2025 (rispetto al 2024) del 5,2% del volume di utenza, che arriva a quasi duemila unità, per il 71,5% costituito da stranieri, e per il 51,7% da femmine. Rispetto ai due anni precedenti, nel 2025, si riduce il peso delle classi più giovani, mentre aumenta quello degli utenti anziani. In termini di condizione occupazionale, la maggior parte dei richiedenti aiuto risulta in cerca di occupazione (48,3%). Seguono quelli che si dichiarano occupati (20,5%) e dunque possono ritenersi lavoratori poveri, e quelli che dicono di svolgere un lavoro nero/irregolare (9,1%). Rispetto agli anni precedenti, aumentano gli occupati, si riducono i disoccupati. Sono alcuni dati dell’XI Rapporto sulle povertà e sulle risorse della Caritas diocesana, a cura dell’omonimo Osservatorio diocesano, dal titolo “Oltre il bisogno: accompagnati per essere liberi”. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni regionali e locali, oltre che di addetti ed esperti del fenomeno e operatori e volontari Caritas. Nel suo intervento l’arcivescovo mons. Ivan Maffeis, ha evidenziato alcune realtà di ascolto e carità visitate nei primi sei mesi della sua Visita pastorale. “Sono realtà geografiche – ha detto – che impreziosiscono e fanno fiorire il territorio grazie a una rete di volontari, che dedicano tempo, mente e cuore innanzitutto alla formazione, che la nostra Caritas diocesana cura con incontri in presenza, con visite in loco, con momenti online, in un rapporto organico e virtuoso. Accanto ai volontari in queste realtà ho sempre incontrato anche gli ospiti, i poveri che trovano nei Centri d’Ascolto un riferimento e un accompagnamento che li aiutano in un percorso di progressiva emancipazione”. “Non vi nascondo – ha aggiunto – di essere rimasto commosso nell’ascoltare la disponibilità di queste persone a restituire l’accoglienza e il sostegno ricevuti, mettendosi in gioco con l’offerta di un po’ del loro tempo e del loro servizio”. Il presule ha rivolto un monito affinché “non manchi mai a questo nostro organismo pastorale la stima, la vicinanza e la solidarietà dell’intera comunità: passa da una testimonianza vissuta della carità – quindi dal lasciarsi incontrare e ad andare incontro ai bisognosi – un comune cammino di liberazione”. Presentando il Rapporto, il direttore, don Marco Briziarelli, ha fatto notare che, per rispondere al meglio alla domanda crescente di aiuto rivolta alla Caritas diocesana, occorre che la comunità ecclesiale e quella civile promuovano “una cultura della carità, e la costituzione delle reti di accordi e di competenze richieste”. Dal rapporto emerge poco meno della metà dei richiedenti aiuto dichiara di abitare in una casa in affitto da privato (48,2%), mentre solo il 5,9% abita in una casa di proprietà, e sempre il 5,9% in una casa in affitto da ente pubblico. Un quarto degli utenti vive situazioni di grave esclusione alloggiativa (alloggio temporaneo, domicilio di fortuna, ospite temporaneo). Circa un terzo degli utenti può contare su un reddito familiare mensile tra 300 e 600 euro, e altrettanti tra 600 e 1.000; nel complesso dei richiedenti, si registra nell’ultimo triennio un sensibile aumento del reddito medio.

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