“Nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana”. È il monito del Papa, durante l’udienza ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune. “La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!”, ha esclamato Leone XIV, ricordando che il genetista “era consapevole che, sebbene la tecnologia possa essere d’aiuto alla medicina, non potrà mai sostituirla. Inoltre, sapeva che la tecnologia può essere usata contro la medicina – che per sua stessa natura è dedicata alla vita – come è evidente quando la tecnologia sfugge a qualsiasi essenziale controllo etico e prevalgono calcoli di efficienza, redditività o utilità. Eppure, il valore di una persona non dipende da ciò che realizza o produce”. Di qui l’incoraggiamento a proseguire l’opera iniziata dal professor Lejeune “nelle tre dimensioni della ricerca, dell’assistenza e della difesa incondizionata della persona umana”, a favore dei disabili e dei pazienti con diverse disabilità mentali. “So che partecipate regolarmente ai dibattiti sociali per tutelare ogni persona in ogni circostanza della sua vita”, l’omaggio del Pontefice: “So anche che vi dedicate allo sviluppo di una cultura della vita attraverso la Cattedra Internazionale di Bioetica, che offre formazione accademica a diverse figure professionali in questo campo: operatori sanitari, esperti legali e filosofi. Vi ringrazio per la formazione che offrite a uomini e donne che, in futuro, potranno contribuire a garantire un’etica medica al servizio della dignità umana e della vita”.