In prossimità della Giornata mondiale del rifugiato, la Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la diocesi di Trieste, promuove per martedì 30 giugno la veglia di preghiera “Morire di speranza”, in ricordo delle migliaia di persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. La preghiera, che verrà presieduta dal vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, sarà ospitata dalle 18.30 presso la chiesa della Beata Vergine del Soccorso (Sant’Antonio Vecchio).
La Comunità di Sant’Egidio, in un comunicato stampa, ricorda che oltre 70.000 persone sono morte o scomparse dal 1990 a oggi lungo le rotte migratorie – in mare, nei deserti, nei boschi – nel tentativo di fuggire da guerre, povertà, persecuzioni e fame. Durante la veglia verranno pronunciati alcuni nomi delle vittime e accese candele in loro memoria davanti alla croce. Secondo recenti dati, oltre il 38% dei migranti morti o dispersi negli ultimi cinque anni sono donne e bambini. Un dato che rende ancora più drammatica una tragedia silenziosa. E, sebbene gli arrivi sembrino diminuire, la percentuale di morti cresce, a fronte dell’assenza di canali sicuri e di missioni di salvataggio in mare. È necessario riattivare vie legali di accesso, come i corridoi umanitari, che rappresentano un modello efficace di protezione e integrazione. I corridoi umanitari, progetto di cui quest’anno ricorre il decennale, sono frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, la Tavola Valdese, la Conferenza episcopale italiana tramite la Caritas, il Governo italiano. Da febbraio 2016 a oggi sono già arrivate 8.592 persone: siriani in fuga dalla guerra e rifugiati dal Corno d’Africa, dalla Grecia, da Cipro, da Gaza e dall’Afghanistan.