“Pregare non è qualcosa a cui siamo costretti, ma è un atto di libertà: il gesto di chi si sente amato e risponde. Pregare è la risposta di chi si sente amato e desidera lasciarsi amare”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, nella basilica dell’Immacolata di Catanzaro concludendo il percorso annuale di preghiera nello stile di Taizé promosso dalla diocesi del capoluogo calabrese. Rivolgendosi ai giovani presenti il presule ha sottolineato la bellezza di una preghiera vissuta insieme, capace di trasformare il silenzio in “un mormorio dell’anima” che diventa un’unica voce nella comunione della Chiesa. Contemplando l’immagine del Cristo dalle braccia aperte, mons. Maniago ha invitato tutti a riconoscere l’abbraccio misericordioso del Signore, che accoglie gli affaticati e dona speranza. Da questo incontro nasce anche una missione: “Andate. Vai, ripara la mia casa”, ha ricordato citando le parole rivolte da Cristo a san Francesco d’Assisi. Un invito che oggi si traduce nell’impegno a “riparare la propria vita, la famiglia, la comunità, il paese e questo mondo”, lasciandosi guidare dalla verità del Vangelo. La celebrazione si è conclusa con l’affidamento di tutti alla benedizione del Signore e con il richiamo alla promessa evangelica che ha accompagnato l’intero anno di preghiera: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Una certezza che, ha affermato l’arcivescovo, permette di tornare alle proprie case “stupiti e pieni di gioia”, custodendo “nel cuore quanto il Signore continua a dire alla sua Chiesa”.