“Anche il lavoro e la fatica di ogni giorno siano a servizio della pace!”. Si è concluso con questa esortazione l’intervento che il vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, ha pronunciato oggi a Bergantino nel corso dell’incontro con il mondo del lavoro nel contesto della visita pastorale nella zona dell’Alto Polesine.
Raccontando l’esperienza vissuta, il presule ha sottolineato che “uno degli aspetti più interessanti della visita pastorale è l’incontro del vescovo con titolari e dipendenti di alcune aziende del territorio: porto nel cuore la cordialità e la disponibilità con cui sono stato accolto. È stata per me un’occasione preziosa per accostare la concretezza della vita quotidiana di uomini e donne. Spero sia stato anche un segno di vicinanza della Chiesa verso chi con il suo lavoro contribuisce allo sviluppo della nostra società”. “Devo confessare – ha proseguito – che ho riportato uno sguardo diverso sul Polesine: ho scoperto infatti un numero davvero significativo di aziende che realizzano produzioni molto particolari e di eccellenza nel loro settore, manifestando competenze di grande specializzazione ed esportando in tutto il mondo i propri prodotti”. “Le aziende del distretto della giostra – ha sottolineato il vescovo – rappresentano molto bene questa realtà che contraddice l’immagine del Polesine come territorio esclusivamente agricolo dove l’attività industriale riveste un ruolo marginale. L’esperienza che sto facendo grazie alla visita pastorale mi porta a dire che dovremmo conoscere meglio il nostro territorio e che non dobbiamo lasciarci ingabbiare da stereotipi che non corrispondono alla realtà. In particolare sarebbe importante avere uno sguardo positivo, vorrei dire di legittimo orgoglio per un tessuto economico e sociale vivace e competente, che preso nella sua dimensione non ha nulla da invidiare ad altri distretti”. Mons. Pavanello ha poi messo in evidenza “una caratteristica che accomuna molte delle aziende che ho incontrato: si tratta di aziende di piccole o medie dimensioni che hanno ancora una conduzione di tipo familiare e in cui i rapporti tra titolari e maestranze sono improntate ad uno spirito di collaborazione”. E ha richiamato il messaggio dei vescovi italiani in occasione del 1° maggio: “Le persone, autentico soggetto del lavoro, attraverso le loro attività dialogano tra di loro, mettono a disposizione saperi e competenze anche senza conoscersi, costruiscono il futuro del loro Paese e dell’umanità. È una forma di amore civile. Il lavoro è la grammatica della società, è il grande codice che fa comunicare anche senza conoscersi di persona”. “Mi sembra che l’augurio migliore al mondo del lavoro – ha rilevato – sia proprio quello di poter fare di ogni azienda ‘una azione collettiva generativa’, una ‘forma di amore civile’, che contribuisca a costruire la pace e la giustizia”. “Anche il mondo del lavoro – ha continuato – è interessato in modo pesante e significativo dai conflitti in corso: pensiamo solo alle turbative dei mercati e dei traffici economici che la guerra tra Usa e Iran sta producendo, senza parlare del conflitto tra Russia e Ucraina”. E ha citato ancora il messaggio dei vescovi italiani quando affermano che “sentiamo l’urgenza di orientare ogni attività umana alla pace” e “una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari”.