(Strasburgo) “Solo il sì significa sì”. Si è aperto con queste parole il dibattito al Parlamento europeo, riunito in plenaria da ieri pomeriggio a Strasburgo, a proposito della definizione legale di stupro basata sul consenso. La relatrice svedese Evin Incir ha sottolineato come, in molteplici casi, la legge preveda che in assenza di consenso ci sia una violazione: “Perché questa chiarezza scompare quando si tratta del corpo di una persona? Perché si tollera l’impunità quando le principali vittime sono donne e ragazze?”, ha chiesto rivolta all’emiciclo. Secondo l’eurodeputata, la “stragrande maggioranza degli stupri non viene mai denunciata e comunque pochissimi arrivano a una condanna”, aumentando il senso di pregiudizio e colpevolizzazione delle vittime. Sostituire la “cultura dello stupro” a una “cultura del consenso” è ciò che ha domandato anche l’altra relatrice del provvedimento, la polacca Joanna Scheuring Wielgus: “Una donna su tre nell’Unione europea ha avuto esperienze di violenza fisica o sessuale”, richiamando l’attenzione anche sui fenomeni che si sviluppano nella Rete. In moltissimi casi, ha puntualizzato, “l’autore è un partner, un collega, una persona conosciuta: solo una vittima su sette denuncia la violenza subita, una su cinque si rivolge a un medico o ai servizi sociali”. Gli stessi dati sono stati citati anche dalla commissaria per l’Uguaglianza, Hadja Lahbib, che in aula ha affermato: “Non abbiamo tempo da perdere. Voglio che mia figlia, la mia nipotina e ogni bambina e ogni bambino crescano in un’Europa in cui il consenso è la pietra angolare di ogni attività sessuale. Per noi è una priorità assoluta”. L’emiciclo voterà il provvedimento oggi intorno a mezzogiorno.