Nel corso del 2025, 129 giornalisti hanno perso la vita sul campo. È uno dei dati più drammatici del 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis, presentato oggi a Roma e intitolato “L’informazione nel mirino”. Il documento individua nel clima di guerra permanente – “spesso ibrida, a volte solamente virtuale, ma comunque su larga scala” – il comune denominatore che segna il panorama mediatico contemporaneo. L’informazione, si legge nel Rapporto, “è nel mirino non solo perché diventa soggetto attivo e, quindi, bersaglio nei conflitti”, ma anche perché “appare apertamente imputata dall’opinione pubblica di partigianeria, di perdita di indipendenza”. Questo scenario spinge molti cittadini a farsi protagonisti dell’informazione fuori dai canali ufficiali, sfruttando il potenziale comunicativo dei social. Il calo generalizzato colpisce tutti i media tradizionali: i telegiornali perdono 3,8 punti percentuali (43,9%), Facebook cala di 3,3 punti (33,1%), i siti di informazione scendono del 4,3%. L’unico dato in crescita nella parte alta della classifica è quello dei giornali radio (+1,7%). Il Rapporto è stato realizzato con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai e Tv2000.