Diocesi: Vicenza, domani veglia di preghiera per il lavoro all’ospedale San Bortolo. Presiede mons. Brugnotto

(Foto diocesi di Vicenza)

Mercoledì 29 aprile, alle 18, verrà proposta la veglia di preghiera per il lavoro che, quest’anno, sarà per la prima volta all’ospedale San Bortolo di Vicenza. La veglia, presieduta dal vescovo Giuliano Brugnotto e promossa dall’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, pone al centro il lavoro come aspetto qualificante della dignità della persona che svolge una attività e un servizio nelle imprese private e pubbliche nei vari ambiti economici e sociali.
Quest’anno infatti l’attenzione è stata rivolta in modo particolare al mondo del lavoro della cura e della salute, per sottolineare che le lavoratrici e i lavoratori sanitari ai vari livelli (medici, tecnici, infermieri, operatori, personale amministrativo e di servizio) svolgono un lavoro prezioso con particolare attenzione ai pazienti e ai loro familiari. La sottolineatura sui temi della pace e della cura è stata sollecitata dal messaggio dei vescovi per la Festa dei lavoratori dal titolo “Il lavoro e l’edificazione della pace”: gli operatori della sanità sono davvero i primi operatori di pace. “Negli ultimi mesi il lavoro degli operatori della sanità – ha detto mons. Brugnotto – è in grande difficoltà sia per i ritmi sia per le aggressioni che, anche a Vicenza, abbiamo visto crescere di intensità e forza. Con la veglia vorremmo portare la nostra solidarietà in particolare a questi lavoratori, oltre che la stima e la vicinanza”. “Negli ultimi anni, anche nel territorio vicentino, gli episodi di violenza contro operatori sanitari sono aumentati in modo significativo – ha dichiarato Massimiliano Zaramella, presidente del Consiglio comunale di Vicenza, con delega a salute e benessere, e medico dell’Aulss 8 -. Parliamo di decine e decine di segnalazioni ogni anno, probabilmente sottostimate. Un fenomeno che non è solo grave, ma profondamente contraddittorio: chi lavora per aiutare gli altri non si aspetta di essere aggredito. Eppure, questa escalation rischia di incrinare qualcosa di fondamentale: il rapporto di fiducia tra chi cura e chi viene curato. Senza quella fiducia, senza quella empatia, che spesso porta oltre il “dovuto”, il sistema sanitario si indebolisce. Per questo l’incontro del 29 aprile non è solo un evento, ma un’occasione importante per fermarsi, riflettere e rilanciare un messaggio forte: la cura è una responsabilità di tutti”.

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