Commemorazione defunti: card. Cantoni (Como), “morte non è che un passaggio a pienezza Vita”. “Niente va perduto del bene che i nostri pastori hanno seminato”

“La morte non è che un passaggio alla pienezza della Vita, dove la Santissima Trinità, accoglierà quanti hanno seguito Cristo Signore, hanno creduto e sperato in Lui”. Lo ha sottolineato il vescovo di Como, card. Oscar Cantoni, nella messa in cattedrale, celebrata nella memoria dei vescovi e dei canonici della cattedrale defunti.
“Da quando l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, nel giorno del nostro Battesimo, abbiamo la certezza che Egli continua a proseguire la sua opera, quella di sviluppare in noi la consolante certezza di essere figli di Dio, per sentirci riconciliati con il Padre, resi pienamente conformi a Cristo, morto e risorto per noi. Affronteremo così il momento della nostra morte con cristiana letizia, fino ad acclamarla, con S. Francesco d’Assisi, come ‘nostra sorella morte corporale'”.
Nel corso dell’Eucaristia il porporato ha affidato al Signore i vescovi diocesani defunti e i canonici della cattedrale che “hanno amato e servito la nostra Chiesa”: “Essi, che sono stati per noi e con noi i primi testimoni del Risorto, possano godere della eterna comunione con Dio e con quanti, uomini e donne, ci hanno preceduto nel cammino della fede e che ora godono con loro la stessa pace e beatitudine”.
Il card. Cantoni ha aggiunto: “Niente va perduto del bene che i nostri pastori hanno seminato sulla terra, a volte anche con le lacrime, nel tempo del loro ministero. Noi crediamo che l’impegno, le fatiche e le non poche sfide che essi hanno dovuto affrontare, saranno rese feconde dalla potenza dell’amore di Dio, così come Egli continuerà a moltiplicare il tanto bene che noi stessi abbiamo ricevuto dai nostri Pastori, ai quali dobbiamo riconoscenza e gratitudine perenne”.
Il vescovo di Como ha evidenziato: “Attraverso le loro caratteristiche particolari (e ciascuno ha il suo dono!) i nostri vescovi e presbiteri ci hanno illustrato il volto di Dio, hanno saputo tradurre in azioni storiche, molto eloquenti, i sentimenti propri del Figlio di Dio, fattosi uomo, e condividere le sue stesse azioni misericordiose a vantaggio di tutti, soprattutto dei sofferenti, dei poveri e dei peccatori”.
Infatti, “tutto quello che Gesù ha operato, nella sua esistenza terrena, oggi si attualizza per opera dello Spirito santo nella Chiesa attraverso i Sacramenti, distribuiti con costante larghezza dai nostri pastori”.
Il cardinale ha concluso: “Grati per la loro vicinanza e per l’esempio di cui noi facciamo tesoro, ci rivolgiamo con fiducia al Padrone della messe, perché si ricordi di quanti hanno operato nella sua vigna, rendendosi strumenti della sua grazia. Godano ora del premio eterno che Gesù ha promesso a quanti hanno lasciato tutto e l’hanno seguito, donandosi con generosità al servizio dei fratelli”.

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