Ucraina: card. Hollerich (Comece), “penso ai giovani, ai soldati che debbono uccidere e a quelli che sono uccisi. Questa è una de-umanizzazione”

“Dobbiamo fare tutto, ma dico veramente tutto, compiere tutti gli sforzi possibili per tornare alle negoziazioni, per tornare ad una de-escalation della violenza. La guerra non dà mai soluzioni. La guerra produce solo nuovi problemi. Nella guerra la gente muore e questo è terribile. Mi rende veramente molto triste tutto questo. Penso ai nostri cattolici, a tutto il popolo in Ucraina che soffre. Penso in particolare ai giovani, ai soldati che debbono uccidere e a quelli che sono uccisi. Questa è una de-umanizzazione”. È il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), a farsi portavoce dell’appello di pace emerso da Firenze all’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo. Parlando a margine con il Sir, il cardinale fa riferimento alla emergenza profughi che in queste ore di attacchi russi sull’Ucraina si sta verificando all’interno del Paese e ai confini con le nazioni limitrofe. “Dobbiamo fare tutti uno sforzo. Io ho pensato che ho ancora due camere nella mia casa che non sono occupate e le darò volentieri per i profughi. Dobbiamo aprire le porte delle nostre case e penso che noi vescovi dobbiamo dare per primi l’esempio. Essere solidali vuol dire essere pronti a farsi interpellare dalla sofferenza dei popoli”. E aggiunge: “È il tempo di vedere la fragilità dell’essere umano. E di riconoscere che il peccato esiste. Questo è il peccato. Qualche volta noi nella chiesa cattolica, abbiamo parlato di peccato per cose molto piccole. Ma questo è il vero peccato dove la morte è l’esito finale”. Tracciando poi un bilancio finale dell’incontro di Firenze, il cardinale ha detto: “Vale la pena mettersi attorno ad un tavolo, parlare ed entrare in un dialogo. È vero che siamo molto diversi. Veniamo da Paesi differenti. Ma abbiamo tutti un sogno comune per il Mediterraneo, un sogno di pace e di prosperità. Per questo bisogna lavorare tutti insieme”.

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