Commemorazione defunti: mons. Cipolla (Padova), “una preghiera particolare per chi ha perso la vita sul luogo di lavoro”

“Oggi il nostro ricordo è per tutti i fedeli defunti, soprattutto quelli di quest’anno ma desidero chiedervi una preghiera particolare per chi ha perso la vita sul luogo di lavoro”. Lo ha detto, oggi pomeriggio, il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, nella celebrazione eucaristica di commemorazione dei fedeli defunti nella cappella del Cimitero Maggiore di Padova. “In questi ultimi anni, in Italia – ha ricordato il presule -, è cresciuto in modo esponenziale il numero degli infortuni e dei decessi di lavoratori, per questo ricordiamo tutte le famiglie che hanno perso un parente, i datori di lavoro e i lavoratori che hanno perso un collaboratore, un collega, un amico, e ringraziamo chi si adopera per ridurre i rischi degli incidenti. Con questa sofferenza nel cuore osiamo chiedere nella preghiera la consolazione del Signore. La morte sul lavoro ci coglie di sorpresa, impreparati. Riguarda sempre persone nella pienezza della loro vita, sostegni indispensabili delle loro famiglie, riferimenti per i colleghi: vite stroncate! Il nostro pensiero va ovviamente anche a chi sul lavoro è incappato in gravi incidenti, con conseguenze d’inabilità irreversibili”.
“Come un abbraccio o una carezza con questa Eucaristia oggi la Chiesa ci presenta il Signore Gesù al quale volgere il nostro sguardo e il nostro cuore”, ha proseguito il vescovo, evidenziando che “anche i nostri cari defunti, morti a causa della malattia o dell’età, morti sul lavoro o sulle strade, tutti i nostri cari defunti non vengono abbandonati, non sono abbandonati ma vengono custoditi dal Signore (non deve perdere nulla) per una misteriosa vita che noi non conosciamo ma che è stata inaugurata da Gesù con la Pasqua e da lui è stata promessa”. Infatti, “tutto della nostra fede di cristiani si muove a partire dal fatto che quell’uomo Gesù era morto (lo hanno verificato i soldati tanto che non gli hanno spezzato le gambe per dissanguarlo) ma ora è ancora vivo. È tornato dai morti, è apparso alle donne e ai suoi amici e compagni come dicono i Vangeli. Continua oggi a manifestarsi con segni e cambiando i cuori e la vita delle persone”.
Un invito poi a non giudicare la fede degli altri “ma piuttosto” a “lasciarci guidare dal dono che i credenti ricevono dal Cristo risorto: uno sguardo di amore, quello sguardo che nasce dal profondo del nostro cuore”. Ed “è con un cuore pieno dell’amore di Dio che noi pensiamo ai nostri cari defunti. Li crediamo inseriti nella Pasqua di Gesù, viventi della stessa vita divina di Gesù. Se questo è vero allora la nostra consolazione non toglie il dolore ma apre il nostro cuore alla speranza. La speranza è un dono e un miracolo del Signore Risorto. Non dobbiamo dimenticarci di questo neppure quando la nostra fede è messa a dura prova da fatti drammatici e violenti, da ingiustizie, da incidenti, da malattie…”.
Mons. Cipolla ha concluso: “Le nostre lacrime si trasformino in sudore e in impegno a migliorare le condizioni della vita, anche quelle lavorative: sono lacrime e impegni benedetti da Dio”.

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