Meeting Rimini: Nardella (sindaco Firenze), “unire le città per unire le nazioni”

(Da Rimini) “Unire le città per unire le nazioni”: ha preso a prestito proprio il titolo di un libro dedicato a Giorgio La Pira, il “sindaco santo” di Firenze, per introdurre il suo intervento l’attuale primo cittadino fiorentino, Dario Nardella. L’occasione è stato l’incontro oggi al Meeting di Rimini, “Mediterraneo frontiera di pace”, alla presenza anche del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Un dialogo in vista del prossimo appuntamento a Firenze dove per la prima volta i vescovi riuniti incontreranno i sindaci delle principali città che si affacciano sul Mediterraneo. “Essere considerato l’erede del patrimonio culturale di Giorgio La Pira – ha affermato Nardella – mi terrorizza, spaventa, perché la sua eredità è talmente importante da interessare non solo Firenze e l’Italia, ma il mondo intero. Perché lui sapeva parlare del mondo al mondo, al vertice di una città immersa nelle questioni internazionali”. “Una sua frase sempre mi riecheggia – ha proseguito il sindaco -. Le città restano; i regni passano. Ecco allora dobbiamo chiederci: di ‘cosa’ è fatto il Mediterraneo? Della storia, anche millenaria, di città che lo circondano, cadute, risollevate, che hanno visto cambiare i confini dei regni cui appartenevano ma sono sempre rimaste lì. Ecco, sono le città propriamente l’elemento in cui credeva La Pira come destinate a cambiare la vocazione planetaria”. Nardella ha poi ripercorso i due grandi incontri promossi dall’allora sindaco: quello del 1955, che ha visto, in piena guerra fredda, la partecipazione del sindaco di Washington e di quello di Mosca. “Dove non arrivava la ragion di Stato, potevano i sindaci e La Pira aveva capito che questo era lo strumento migliore per condividere un messaggio di pace”. E poi il Meeting del 1958 dedicato, appunto, al Mediterraneo, il grande “Lago di Tiberiade”, “frutto di una serie di incontri che aveva fatto nel biennio precedente, mantenendo relazioni con il re del Marocco e della Giordania e incontrando il Santo Padre”. “L’obiettivo era sempre lo stesso: come poter fare tornare il Mediterraneo un luogo di civiltà e pace. Allora, ci chiediamo: cosa è successo da allora al Mar Mediterraneo? Perché il messaggio di Giorgio La Pira è rimasto inascoltato? Quel ‘mare nostro’, come lo chiamava, perché le sue pene sono le nostre, quando invece ora pare che sia diventato qualcosa di estraneo e lontano da noi. La pace non va più solo invocata ma va realizzata. Nostro compito ora è inaugurare qualcosa di nuovo per ricostruire legami ed evitare che questi oltre cinquant’anni dall’operato di La Pira vengano perduti”.

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