Padre Paolo Dall’Oglio: Pupella (strumentipolitici.it), “dopo 8 anni sua scomparsa grida giustizia e verità”

Padre Paolo Dall'Oglio

A 8 anni dalla sparizione di padre Paolo Dall’Oglio (29 luglio 2013), il sito www.strumentipolitici.it pubblica domani una indagine giornalistica sul gesuita, fondatore della comunità monastica di Mar Musa. A firma di Marina Pupella, l’indagine riporta anche la testimonianza di Domenico Quirico, il giornalista rapito in Siria nel 2013 qualche mese prima del religioso. Una inchiesta che, afferma il giornalista, “cita testimoni, scandisce nomi e racconta quanto accadeva a Rakka, quando padre dall’Oglio fu fatto sparire otto anni fa, e che propone una pista che, chissà perché, non è stata fino a prova contraria, battuta, esplorata e che ribadisce come i nemici implacabili del fondatore di Mar Musa, chi ne voleva e minacciava da tempo la morte, non erano i jihadisti che dei loro delitti in ogni caso si fanno vanto e atroce documento, semmai quelli che da sempre vivono di ombra sanguinaria, doppio gioco, bugie massacri: ovvero il regime siriano”. L‘indagine ripercorre la figura del gesuita “innamorato dell’Islam e della Siria, affascinato dalla fede e dalle tradizioni musulmane”, che “la rivoluzione siriana l’aveva vissuta vedendone germogliare i semi, offrendo un’analisi alternativa a quella spesso affrettata dei media occidentali” schierandosi apertamente contro il “regime torturatore e liberticida” di Bashar al Assad. Il racconto rievoca quella mattina del 29 luglio a Raqqa, dove il gesuita, “turbato più del solito, era andato per chiedere il rilascio di alcuni attivisti catturati dalle frange islamiste che da lì a poco avrebbero issato la bandiera del califfato. Varcò ugualmente le porte del governatorato della città, voleva parlare con l’emiro Moussa al-Shawakh (meglio noto dopo l’inizio della rivolta armata come Abu Luqman) e con al Baghdadi, ma dal palazzo pare non sia più uscito”. Dall’Oglio, si legge nell’inchiesta, “era stato inghiottito nel cuore di tenebra custodito all’interno di quell’edificio. Dei misteri che celavano quelle mura, parla “dal suo esilio in Francia” uno di testimoni dell’indagine, lo scrittore e dissidente Maabad al Hassoun, capo della principale brigata della città, Thwwar, i Rivoluzionari di Raqqa e fra i coordinatori dei movimenti rivoltosi. “Dopo otto anni le false piste, gli avvistamenti e le voci non confermate, contribuiscono ad avvolgere il destino di ‘abuna Paolo’ in una fitta nebbia. Su un cittadino italiano, rapito in terra straniera, è calato un silenzio assordante. La sua scomparsa, voluta per mano di qualcuno che dopo tutti questi anni continua a rimanere nell’ombra, grida giustizia e verità” conclude Pupella.

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