Coronavirus Covid-19: Oxfam-Emergency al governo italiano, “Reithera sia un vaccino pubblico globale”

“Il sistema di monopoli imposto dalle grandi case farmaceutiche, che detengono i brevetti dei vaccini anti-Covid approvati, rischia di avere un costo insostenibile per l’economia e la salute a livello mondiale”. Lo denunciano Oxfam ed Emergency, che inviano oggi una lettera-appello al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e ai ministri degli Esteri, della Salute e dello Sviluppo economico. “Solo consentendo produzione e vendita dei vaccini da parte di molti attori in un mercato competitivo, oltre che la loro disponibilità al pubblico al minor costo possibile, potremo scongiurare il peggio, prima che sia troppo tardi – ha detto Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia –. A questo scopo chiediamo al Governo di intervenire fin da subito affinché Reithera rinunci al brevetto del vaccino che ha sviluppato con l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, grazie a finanziamenti del Governo e della Regione Lazio. Solo condividendo brevetti, know-how e tecnologie, si potrà infatti aumentare la produzione e rendere così il vaccino disponibile per il numero più ampio possibile di persone in Italia e nel mondo”.
Ricordando che lunedì 1° marzo, l’Organizzazione mondiale del commercio si riunirà per valutare la proposta avanzata da India e Sud Africa di sospendere temporaneamente i diritti sulla proprietà intellettuale dei vaccini contro il Covid-19, Rossella Miccio, presidente di Emergency, riferisce che “tutti i Paesi in via di sviluppo aspettano con il fiato sospeso una decisione fondamentale, l’unica che può garantire la speranza di contenere l’epidemia”. “Per questo, chiediamo che l’Italia e l’Unione europea sostengano questa richiesta. Se vogliamo lasciarci alle spalle la pandemia, tutti i Paesi – anche quelli a basso reddito – devono essere messi in grado di ricevere i vaccini necessari a immunizzare la propria popolazione e per farlo si deve incrementare la produzione in tempi rapidi. Non è una questione di filantropia ma di tutela della salute pubblica e di giustizia”.

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