Povertà: campagna Caritas-Focsiv, “gravi effetti lockdown su lavoratori informali. In Africa 150 milioni a rischio, no a nuovi muri”

Il lavoro è il tema affrontato in questo periodo dalla campagna Caritas italiana-Focsiv “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, lanciata l’8 luglio per affrontare gli effetti economici del lockdown sulle popolazioni più fragili del mondo, soprattutto nei Paesi con un’economia informale e dipendente dal mercato globale, senza sistemi di protezione sanitaria e sociale. “In molti Stati africani, ma anche asiatici e latinoamericani – ricorda oggi Caritas italiana -, la situazione per i piccoli imprenditori e per i lavoratori informali è grave, mancano i sussidi per far fronte alle necessità primarie e alla crisi. In Africa si calcola che siano oltre 150 milioni i posti di lavoro a rischio nelle imprese informali impegnate in settori ad alta esposizione al Covid-19”. Il lockdown, prosegue, “ha messo in evidenza la fragilità del sistema: di come siano gli anelli più deboli della catena sociale a pagare le maggiori conseguenze di questo periodo e di come siano stati pochi i settori che hanno resistito all’impatto dell’emergenza. Due tra tutti, quello dell’alimentazione, necessario alla vita, e quello delle armi, che produce morte”. L’impatto della pandemia sta aumentando le discriminazioni e le disuguaglianze tra i lavoratori. Secondo i dati pubblicati a maggio dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), i più colpiti sono i lavoratori per conto terzi nelle catene di fornitura, i piccoli e micro-imprenditori con i lavoratori senza protezioni e compensazioni pubbliche. Alla diminuzione del lavoro corrisponde un progressivo aumento degli episodi di violazione dei diritti dei lavoratori, con detrazioni salariali, licenziamenti senza giusta causa, congedi forzati senza retribuzione, ecc.
La crisi, inoltre, acuisce le ingiustizie e può far crescere le tensioni. Caritas cita il caso della Tunisia, dove l’aumento della disoccupazione, che in alcune aree depresse raggiunge oltre il 35%, ha dato luogo a proteste di massa, alla crisi del governo e a nuovi flussi di migranti verso le nostre coste. “La costruzione di nuovi muri significherebbe non capire il problema reale. È con la cooperazione e un sistema economico giusto e che protegge i lavoratori, che si dovrebbe rispondere”, sostiene Caritas italiana. Informazioni e materiali sul sito www.insiemepergliultimi.it.

 

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