Colombia: detenzione domiciliare per l’ex presidente Uribe con l’accusa di aver manipolato testimoni di fronte alle accuse al fratello di paramilitarismo

La Corte suprema di giustizia della Colombia ha ordinato ieri la detenzione domiciliare per ex presidente della repubblica Álvaro Uribe Vélez (2002-2010), nell’ambito di un processo legato al paramilitarismo, nel quale il fratello dell’ex presidente, Santiago, è accusato di far parte del potente gruppo denominato 12 Apostoli. All’ex presidente Uribe viene contestato di aver manipolato testimoni, in occasione di un dibattito parlamentare del 2014, in cui il senatore di sinistra Iván Cepeda accusò Santiago Uribe di far parte di gruppi paramilitari illegali.
L’interessato ha reagito via Twitter affermando che la decisione gli provoca “profonda tristezza per mia moglie e per i colombiani che ancora credono che io abbia fatto qualcosa di buono per la patria”.


“Per la Colombia si tratta di una prima volta – afferma da Bogotá Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina -. È una notizia che rompe il muro dell’impunità che ancora protegge molti potenti e padroni della guerra, in questo Paese insanguinato da oltre 50 anni di conflitto armato. Va sottolineato il coraggio di Iván Cepeda, figlio del parlamentare Manuel ucciso nel 1994, rappresentante delle vittime dell’associazione Movice, legata alla rete di Libera, in un ideale ponte con le vittime di mafia”.
Lo stesso Cepeda, ora afferma che “non esistono persone al di sopra della legge, per quanto potenti e influenti siano”. Angela Robledo, oggi parlamentare, vice candidata alla presidenza con Colombia Humana nel 2018 e precedentemente decana di Psicologia alla Pontificia Università Javeriana, afferma che Uribe “gode di tutte le garanzie per potersi difendere. Riconosciamo il dolore del Centro democratico. Va rispettato l’equilibrio tra poteri. L’ex presidente Uribe deve prendere la decisione di dire tutta la verità”.
Uribe viene difeso dall’attuale presidente Iván Duque (sempre del Centro democratico) che si dice convinto dell’innocenza dell’ex presidente e del fatto che egli si “sia guadagnato un posto nella storia della Colombia”.

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