Terra Santa: mons. Pizzaballa (Gerusalemme), “il Padre si rivela non nelle altezze del successo e del potere, ma nelle bassezze della fragilità umana”

“Continuare a rimanere piccoli e poveri, marginali. Non diventare potenti e ricchi, ma stare dentro la vita così come ci sta Lui, con mitezza. L’invito ad andare a Lui, proprio come Lui si è rivolto al Padre per trovare luce e riposo”. È questo l’invito che Gesù rivolge a “ogni uomo che sulla terra pena e soffre” nelle parole dell’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa. Nella sua consueta meditazione che prepara il Vangelo della Domenica (5 luglio), l’arcivescovo ricorda che “chi rimane prigioniero di ciò che già possiede, non si apre al desiderio di altro”. Invece, “i primi ad entrare in relazione con Dio sono i piccoli, quelli che sanno accogliere il dono e che hanno con Dio una certa sintonia, una comunanza di sguardo e di vita: si capiscono a vicenda”. “Ciò che stanca l’uomo – spiega mons. Pizzaballa – non è tanto la fatica, ma la solitudine, il vagare nella vita senza meta e senza compagni. Ciò che stanca l’uomo sono le energie che sprechiamo, le guerre inutili che ingaggiamo per cercare la vita nel posto sbagliato”. Da qui il bisogno di cercare “il riposo nell’incontro con Dio, nella relazione con Lui. Nei poveri, negli esclusi, negli affitti, è presente il Regno di Dio, e lì il Padre si rivela. Non nelle altezze del successo e del potere, ma nelle bassezze della fragilità umana, lì dove questa si apre per diventare preghiera, per accogliere una presenza, per ascoltare una parola che ci chiama beati proprio quando a noi sembrerebbe il contrario. Questo è il paradosso del Vangelo”.

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