Terra Santa: mons. Pizzaballa (Patriarcato latino), “paura è il segno dell’uomo vecchio; Gesù apre a un tempo nuovo”

È tutta incentrata sull’esperienza del lutto la meditazione settimanale di mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e relativa al Vangelo di domenica prossima, V di Pasqua. “Quando affrontiamo la sofferenza per la morte di una persona cara – afferma l’arcivescovo – abbiamo bisogno di tempo per elaborare questo evento. E credo che siano necessari due momenti: il primo è più segnato dal dolore, dal vuoto, dal senso di perdita, per cui la domanda che ci si pone riguarda come stare in questa sofferenza, senza rimanerne schiacciati. Il secondo, invece, viene dopo e riguarda come vivere il tempo che si apre a partire da quell’assenza. E comporta una nuova elaborazione della nostra identità: l’assenza della persona scomparsa cosa apre di nuovo per me, cosa comporta? Cosa genera, cosa promette?”. “Gesù – spiega mons. Pizzaballa, commentando il passo del Vangelo di Giovanni (14,1-12) – non solo risponde a queste domande, ma cerca di insegnare ai suoi discepoli un nuovo modo di pensare; cerca di dire ai suoi che, d’ora in poi, sarà necessario una nuova maniera di ragionare, di vedere la vita, di avere coscienza del modo con cui Lui sarà presente”. “E la prima cosa che Gesù dice – annota l’amministratore apostolico – è di non aver paura, di non rimanere turbati. La paura è il segno dell’uomo vecchio, dell’uomo solo, che deve salvarsi da sé, con le sue proprie forze, dell’uomo che ancora non vive di una relazione che fonda la sua esistenza”. Per mons. Pizzaballa “la partenza di Gesù apre ad un tempo nuovo, in cui la relazione con Lui non solo non viene interrotta ma, al contrario, viene portata alla sua perfezione, al suo compimento. La sua partenza diventa la via per una vita vera, che è quella che ci è rivelata da Gesù e consiste nella sua relazione con il Padre. È una relazione di amore, di comunione e quindi di libertà, in cui ciascuno dei due rivela l’altro, parla dell’altro, opera nell’altro e dà gloria all’altro”. “Questa – conclude – è la promessa contenuta nella partenza di Gesù, nella sua morte. Lui va a preparare un posto e questo posto è il dono della relazione con il Padre che viene resa accessibile a tutti”.

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