Papa Francesco: a Santa Marta, “preghiamo per gli artisti, senza il bello non si può capire il Vangelo”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ieri ho ricevuto una lettera di un gruppo di artisti: ringraziavano per la preghiera che noi abbiamo fatto per loro. Vorrei chiedere al Signore che li benedica perché gli artisti ci fanno capire cosa è la bellezza e senza il bello il Vangelo non si può capire. Preghiamo un’altra volta per gli artisti”. Così Papa Francesco, rinnovando un pensiero agli artisti, ha introdotto, stamattina, la Messa presieduta a Santa Marta, in diretta streaming, offerta per tutti coloro che soffrono a causa del coronavirus.
Nell’omelia il Papa ha commentato il passo degli Atti degli Apostoli (At 13, 13-25) in cui Paolo, giunto ad Antiòchia in Pisìdia, spiega nella sinagoga la storia del popolo d’Israele, annunciando che è Gesù il Salvatore atteso. Quando Paolo spiega la nuova dottrina per annunciare Gesù – ha affermato il Papa, come riferisce Vatican News – parla della storia della salvezza: “Cosa c’è dietro Gesù? C’è una storia. Una storia di grazia, una storia di elezione, una storia di promessa”. Il Signore ha scelto Abramo e ha camminato con il suo popolo: “Per questo quando a Paolo viene chiesto di spiegare il perché della fede in Gesù Cristo, non incomincia da Gesù Cristo: incomincia dalla storia. Il cristianesimo è una dottrina, sì, ma non solo. Non solo sono le cose che noi crediamo”, ma è una storia che porta “questa dottrina che è la promessa di Dio, l’alleanza di Dio, essere eletti da Dio. Il cristianesimo non è solo un’etica”: ha “dei principi morali, ma non si è cristiani soltanto con una visione etica. È di più”, è “appartenenza a un popolo, a un popolo scelto da Dio gratuitamente. Se noi non abbiamo questa coscienza di appartenenza a un popolo saremmo cristiani ideologici, con una dottrina piccolina di affermazione di verità, con un’etica, con una morale” oppure, ritenendoci “un’élite, ci sentiamo parte di un gruppo scelto da Dio – i cristiani – gli altri andranno all’inferno o se si salvano è per la misericordia di Dio, ma sono gli scartati”. “Se noi non abbiamo una coscienza di appartenenza a un popolo noi non siamo dei veri cristiani”.
Per questo Paolo – ribadisce il Papa – spiega Gesù a partire dall’appartenenza a un popolo: “Tante volte, noi cadiamo in queste parzialità, siano dogmatiche, morali o elitarie. Il senso dell’élite è quello che ci fa tanto male e perdiamo quel senso di appartenenza al santo popolo fedele di Dio, che Dio ha eletto in Abramo” e ha promesso Gesù, “la grande promessa”, e lo ha fatto camminare con speranza. È avere la “coscienza di popolo”.
La deviazione “più pericolosa” dei cristiani “oggi e sempre” – ha detto il Papa – è senza dubbio “la mancanza di memoria di appartenenza a un popolo. Quando manca questo vengono i dogmatismi, i moralismi, gli eticismi, i movimenti elitari. Manca il popolo. Un popolo peccatore sempre, tutto lo siamo, ma che non sbaglia in genere, che ha il fiuto di essere popolo eletto, che cammina dietro una promessa e che ha fatto un’alleanza che lui forse non compie, ma sa”.

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