Coronavirus Covid-19: Morgano (Fism), “avviare sperimentazione per capire come riprendere l’attività nelle scuole dell’infanzia”

“La riapertura” della scuola “non potrà prevedere da subito la medesima situazione presente fino allo scorso febbraio”, per questo è necessario “individuare anche nuove strade, unire più opportunità a sostegno delle famiglie in una situazione nella quale non vanno ‘ristrutturati’ solo gli spazi di apprendimento ma anche quelli relazionali, conservando la loro natura di vicinanza”. Lo evidenzia il segretario nazionale della Fism, Luigi Morgano, in un editoriale che sarà pubblicato sul numero 254 di “Prima i bambini” di marzo-aprile, nel quale ricorda che “per i bambini da zero a sei anni non è praticabile un distanziamento fisico”, “tanto più se ipotizzato in maniera rigida”. Tenendo conto dell’“inevitabile intreccio tra gli aspetti sanitari, pedagogici e gestionali”, il segretario della Fism si chiede quali criteri adottare per stabilire i bambini che rientrano, mettendo sul tappeto la questione dei piccoli disabili, di distinguere eventualmente le sezioni per età, di stabilire turni con problemi di programmazione didattica, oltre alla definizione della gestione per il servizio di mensa, della sanificazione di tutti gli ambienti e dei materiali didattici, laddove ci fosse l’alternanza degli alunni nel corso della giornata. “Gli adeguamenti strutturali per il distanziamento comportano oneri e non sono realizzabili in pochi giorni”, precisa Morgano, secondo cui, poi, “se l’organizzazione interna dovesse prevedere un rapporto tra un insegnante e gruppi molto ristretti di bambini, si pongono almeno due problemi: carenza di insegnanti in possesso del titolo di studio prescritto e come sostenere gli oneri economici connessi”. Non solo. “Distanze, ausili sanitari, lavaggio e mani, mascherine: vanno considerate le oggettive problematicità legate all’età dei bambini e alle attività che si svolgono nella scuola dell’infanzia e nei servizi educativi”. Di fronte a queste e ad altre problematicità, Morgano propone: “Considerando che i territori del nostro Paese non sono tutti uguali, così come le scuole non sono tutte uguali e il Covid-19 ha colpito in maniera diversa i contesti regionali, provinciali e all’interno delle stesse provincie, perché non prevedere già da ora una sperimentazione, in alcune realtà rappresentative del più ampio contesto italiano, ovviamente autorizzata, ben definita, tutelata, con una adeguata copertura economica per i costi che ne derivano? Una sperimentazione finalizzata a dare una risposta di come riprendere l’attività nelle scuole dell’infanzia (come pure nei servizi educativi), coniugando il primato del bambino, le esigenze anche lavorative delle famiglie e del personale che opera nelle scuole”.

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