Messe con il popolo: mons. Giuliano (Lucera-Troia), la “domenica ritrovata” non va sprecata né banalizzata

“La ‘domenica ritrovata’ è senz’altro un’opportunità di grazia che non va sprecata, né banalizzata. La ‘domenica ritrovata’ è un’occasione per riandare alle radici della nostra fede; a quelle radici troppo volte snobbate da un’alterigia che non appartiene al vissuto cristiano”. Lo scrive monsignor Giuseppe Giuliano, vescovo di Lucera-Troia, in una lettera indirizzata ai fedeli della diocesi per la riapertura delle celebrazioni al popolo, il 18 maggio. “Non di rado, infatti, alla ricerca di un estetismo teatrale e fuorviante, abbiamo trascurato l’essenziale, semplice e costruttivo del ‘fatto’ cristiano – precisa -. È tempo di recuperare, senza presunzione, ma con sapiente umiltà. Senza dare nulla per scontato, perché nulla che è essenziale va mai dato per scontato”. Durante la quarantena, osserva, “le trasmissioni, imbastite con una straordinaria inventiva pastorale non hanno certamente sostituito, né lo potevano, la bellezza del ritrovarsi di domenica in domenica per incontrare, anzi e meglio, per lasciarsi incontrare dal Redentore crocifisso e risorto. Qualcuno ha detto giustamente: c’è differenza tra l’assistere e il partecipare; abbiamo assistito, ma ci è mancato, e parecchio, il partecipare”. “Non vi nascondo il disagio che ho vissuto – ammette -, sin dal primo annuncio degli impedimenti che abbiamo dovuto subire. Mai avrei pensato a domeniche senza il vociare della nostra gente, senza il passo spensierato dei nostri bimbi e dei nostri ragazzi, senza l’andare impacciato e deciso dei nostri giovani, senza lo zoppicante incedere dei nostri vecchi, senza il frettoloso correre delle nostre mamme e dei papà. Mai avrei immaginato le nostre famiglie incollate alla televisione o al computer per un qualche assistere alla Messa. Mai era accaduto nella storia bimillenaria della Chiesa”. Eppure, “anche questa mancanza abbiamo dovuto sperimentare. E l’abbiamo vissuta con sofferenza e fastidio, ma sempre in quella speranza che non ci consente di vanificare, ora, la ripresa, pur tra le mille cautele che ci vengono raccomandate”.

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