Card. Sgreccia: mons. Manto (Ut Vitam Habeant), “innamorato del Vangelo della vita”. Pellicanò (Donum vitae), “faceva bioetica accompagnando le persone”

“Ha vissuto con un cuore di pastore, era innamorato del suo ministero e del Vangelo della vita”. A ricordare in questi termini il card. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia Pro Vita e fondatore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica, scomparso lo scorso 5 giugno, è un suo allievo, mons. Andrea Manto, presidente della Fondazione “Ut Vitam Habeant”. Intervenendo, presso il campus dell’Ateneo di Roma, all’incontro di presentazione dell’autobiografia del porporato intitolata “Contro vento. Una vita per la bioetica” (ed. Effatà 2018), mons. Manto ne rievoca la figura attraverso diversi spezzoni di video. Per lui, spiega, “quello che vale è l’unione tra antropologia e cristologia. Il cristiano è alter Christus e con l’aiuto di Cristo può compiere cose straordinarie”. “Difendere la vita umana, il matrimonio e la famiglia” il suo impegno, aggiunge Paola Pellicanò, presidente ad interim dell’associazione “Donum Vitae”, creata nel  2006, con l’intento di promuovere, incoraggiare e difendere la vita umana dal concepimento alla morte naturale. “Uomo di scienza” che riuniva “studio teologico, scientifico e bioetico”, il suo sguardo sulla realtà era “non solo sociologico ma esperienziale”. “La pastorale della vita – affermava – non è meno scientifica di altre discipline va vista come una struttura di accoglienza e di servizio”. Per questo, spiega Pellicanò, “ci ha insegnato che bisogna fare bioetica accompagnando le persone, come faceva lui; ci ha insegnato un cammino di fede, di scienza e di carità”.

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