Brexit: Coldiretti, senza regole rischia 30% Made in Italy a tavola. Prandini, “prevalga buon senso e si arrivi ad accordo”

Con l’ultima minaccia del premier inglese Boris Johnson la Gran Bretagna rischia di diventare il porto franco del falso Made in Italy in Europa per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore. È l’allarme di Coldiretti in riferimento all’annuncio che il premier britannico sarebbe pronto ad accettare controlli alle frontiere pur di non accettare l’imposizione dei regolamenti e gli standard europei sulle merci, come richiesto dalla Ue. Il Made in Italy resterebbe senza protezione europea e subirebbe la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione realizzati oltreoceano e nei Paesi extracomunitari. Dal 1° febbraio il Regno Unito non sarà più considerato ufficialmente un membro dell’Ue ed inizierà la seconda fase del processo di uscita, ossia i negoziati sulle future relazioni tra Ue e Regno Unito. Il rischio è che – continua la Coldiretti – si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente gran parte del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simbolo del Made in Italy, dall’extravergine di oliva al prosciutto di Parma, dal grana padano al parmigiano reggiano. A pesare sui rapporti commerciali è anche la minaccia di ostacoli amministrativi alle esportazioni, che scatterebbero con il nuovo status di Paese terzo rispetto all’Ue. “Sulla Brexit l’Italia e l’Europa rischiano di finire in mezzo a una tempesta perfetta sotto il peso dei dazi di Trump e dell’embargo russo”, sostiene il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “gli agricoltori e l’intera filiera agroalimentare non possono pagare le conseguenze di una Brexit affrettata, è quindi importante che prevalga il buon senso e che si arrivi a un accordo che tuteli le denominazioni geografiche Made in Italy, la qualità dei prodotti italiani e la sicurezza dei consumatori”.

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