Giorno della memoria: Venezia, un incontro a partire dal libro “L’immagine dell’ebreo: stereotipi antisemiti nella cultura romena e dell’Europa centro-orientale”

La memoria dell’intolleranza se rivolta al futuro è una presa di coscienza che risana antiche divisioni. L’Istituto romeno di cultura e ricerca umanistica di Venezia e il Museo ebraico della città lagunare hanno celebrato, ieri sera, assieme il Giorno della memoria con la presentazione, nella sede di palazzo Correr, della traduzione italiana del libro di un ricercatore romeno, Andrei Oisteanu, intitolato “L’immagine dell’ebreo: stereotipi antisemiti nella cultura romena e dell’Europa centro-orientale”, edito dalla casa editrice Salomone Belforte di Livorno. Introdotti dal direttore Grigore Arbore Popescu, sono intervenuti Cosmin Lotreanu, console generale di Romania, Marcella Ansaldi, direttrice del Museo ebraico di Venezia, l’editore Guido Guastalla, lo storico e giornalista Alberto Castaldini e lo scrittore Riccardo Calimani. Il libro di Oisteanu illustra i dati iconografici e ricostruisce i meccanismi psicologici, culturali e religiosi che nel corso del secondo millennio hanno definito gli stereotipi antisemiti in Europa centro-orientale. Al centro del volume è l’ebreo immaginario nella cultura popolare come in quella delle élite, lungo una narrazione letteraria e artistica che parte dal Medioevo e che sfocia nella propaganda antisemita del nazismo e in episodi di preoccupante attualità. L’importanza della cooperazione fra le istituzioni culturali contro il pregiudizio per una maggiore consapevolezza è stata sottolineata da Ansaldi, sul tema del dialogo si è soffermato Guastalla, convinto sostenitore di quello ebraico-cristiano, esortando a una conoscenza reciproca che si realizzi in pienezza, evitando che il passato aggredisca il presente. Castaldini ha confrontato la rappresentazione degli ebrei nell’arte e nelle espressioni del folklore italiano con esempi della Romania, cogliendo differenze e analogie. Calimani ha concluso ricordando quanto spesso sia carente o deformata da luoghi comuni la conoscenza della comunità ebraica in Italia, che attualmente ammonta a 22mila persone.

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