Libia: Unhcr sospende operazioni nel centro di transito per rifugiati a Tripoli per “gravi problemi di sicurezza”

L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha annunciato che sospenderà le sue operazioni presso la Struttura di raccolta e partenza (Gathering and departure Facility/Gdf), a causa dei timori per la sicurezza e la protezione delle persone ospitate nella struttura, del suo staff e dei suoi partner, in considerazione anche dell’aggravarsi del conflitto a Tripoli, in Libia. Si tratta di un centro di transito per ospitare i rifugiati per i quali era già stata identificata una soluzione fuori dalla Libia, in attesa della loro evacuazione. A partire da dicembre 2018, quasi 1.700 rifugiati precedentemente detenuti sono stati evacuati dalla Libia attraverso il Gdf. A seguito dell’ingresso spontaneo di circa 900 persone a partire da luglio 2019, la struttura è diventata gravemente sovraffollata e non sta più funzionando come centro di transito. Il 2 gennaio, l’Unhcr ha espresso serie preoccupazioni dopo che tre colpi di mortaio sono caduti vicino al Gdf e frammenti sono atterrati vicino a un magazzino all’interno del complesso. “Purtroppo non abbiamo avuto altra scelta – ha detto Jean-Paul Cavalieri, capo della missione dell’Unhcr in Libia -. Temiamo che l’intera area possa diventare un obiettivo militare, mettendo ulteriormente in pericolo la vita dei rifugiati, dei richiedenti asilo e di altri civili”. L’Unhcr ha iniziato a trasferire in luoghi più sicuri decine di rifugiati altamente vulnerabili, che sono già stati identificati per il reinsediamento o l’evacuazione in Paesi terzi. L’Unhcr faciliterà anche l’evacuazione di centinaia di altre persone verso le aree urbane. Tra questi, circa 400 richiedenti asilo che avevano lasciato il centro di detenzione di Tajoura dopo che era stato colpito da un attacco aereo lo scorso luglio, e circa 300 richiedenti asilo del centro di detenzione di Abu Salim che sono entrati nella struttura dell’Unhcr lo scorso novembre dopo essere stati rilasciati spontaneamente dalle autorità. Tutti riceveranno assistenza in contanti, beni di prima necessità e assistenza medica. “Altri aspetti importanti del nostro lavoro in Libia continuano a pieno ritmo – ha precisato Cavalieri – e speriamo di poter riprendere le nostre operazioni al Gdf non appena la situazione di sicurezza lo consentirà”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo

Informativa sulla Privacy