Natale 2020: mons. Schillaci (Lamezia Terme), no “all’individualismo”. Prendiamoci cura “di chi non ha neanche più la forza di gridare”

“Non lasciamoci sedurre dalle lusinghe di un individualismo sempre più chiuso, autoreferenziale, difensivo”, e “non nascondiamoci dietro le seduzioni di un pessimismo distruttivo e disperato che non riesce a scorgere il bene ovunque esso si trovi; il bene riconosciamolo e incontriamolo soprattutto nei più lontani da noi, sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista culturale e spirituale”. E’ l’esortazione di mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Lamezia Terme, nel messaggio alla diocesi per il Natale.
“Il Bambino Gesù, con la sua radicale umiltà e povertà, conceda a ciascuno di noi di capire, di accogliere e servire i poveri non solo in chiave orizzontale e sociologica, ma di scorgere in loro un autentico orizzonte teologico”, prosegue il vescovo. L’annuncio del Natale “è rivolto ai pastori, alla povera gente, agli esclusi, a coloro che non hanno titoli, riconoscimenti e onori, ma che in ogni modo sono e rimangono persone amate dal Signore. Un annuncio rivolto a tutti, uomini e donne, perché fratelli tutti”. Se il Natale “è il mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo in Cristo Gesù – il monito del presule -, noi come cristiani siamo chiamati a declinare questa capacità di incontrare e amare ogni uomo e ogni donna nessuno escluso. Dio ci viene incontro per primo perché ci ama” e “l’uomo che si sente amato ama. E di sicuro colui che ama non fa mai male a nessuno. Non in modo astratto ma concretamente, nei fatti e nella realtà”. E questo deve diventare un “programma di vita personale e comunitario. È il programma di sempre: il Vangelo!”. “L’annuncio del Natale quest’anno – l’esortazione conclusiva – ci disponga a prenderci sempre più cura di chi ha più bisogno, dei più vulnerabili, di chi grida aiuto e di chi non ha più neanche la forza di gridare. Il Signore Gesù ci faccia sempre più attenti a questo grido che è anche quello della nostra terra, che abitiamo, di cui vogliamo essere diligenti custodi”.

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