Primo maggio: Acli Vicenza, “il lavoro torni a essere strumento per costruire il bene comune”

“Il 1° maggio non è mai stata una semplice ricorrenza sul calendario per le Acli di Vicenza aps, ma il momento in cui la memoria storica si fa impegno profetico. Fondate nel 1944 sotto l’impulso di Achille Grandi, le Acli nacquero con l’obiettivo di formare la classe lavoratrice cristiana, garantendo che i valori della Dottrina sociale della Chiesa trovassero un’applicazione concreta nella lotta per la dignità e la giustizia”. Con queste parole il presidente delle Acli di Vicenza aps, Giuseppe Brighenti, interviene sul 1° maggio, ricordando come il percorso aclista si è snodato attraverso le “tre fedeltà” storiche: alla Chiesa, ai lavoratori e alla democrazia. Sin dal Dopoguerra, infatti, l’Associazione ha sostenuto le grandi conquiste sindacali e civili, vedendo nel lavoro non solo un mezzo di sussistenza, ma il cardine della cittadinanza.
“Le tappe fondamentali dei diritti dei lavoratori in Italia, dalla nascita della Costituzione (con l’art. 1 che pone il lavoro a fondamento della Repubblica) allo Statuto dei lavoratori del 1970, hanno visto le Acli in prima linea come stimolo culturale e sociale. La tutela della salute in fabbrica – aggiunge Brighenti -, il diritto alle ferie, la parità salariale e la previdenza sociale sono stati i traguardi di una stagione in cui il lavoro era sinonimo di emancipazione collettiva”.
Oggi, “celebrare il 1° maggio significa confrontarsi con una realtà profondamente mutata, dove il lavoro è spesso frammentato e privo di tutele. Le questioni urgenti che le Acli pongono al centro del dibattito contemporaneo – evidenzia il presidente delle Acli Vicenza – sono il lavoro povero, il tema del salario minimo e della dignità retributiva, la sicurezza sul lavoro, la conciliazione vita-lavoro, l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica La sfida è governare questi processi affinché non creino nuove esclusioni, ma opportunità di ‘lavoro buono’ e sostenibile”.
Il 1° maggio delle Acli è, dunque, un richiamo alla responsabilità. “In un’epoca di individualismo sfrenato – conclude Brighenti – il lavoro deve tornare ad essere lo strumento per costruire il bene comune. Non esiste democrazia compiuta finché il lavoro non è libero, dignitoso, creativo, partecipativo e solidale. La memoria dei diritti conquistati deve essere il carburante per rivendicare, oggi, un futuro dove nessuno sia lasciato indietro”.

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