Giovanni XXIII e Francesco: Gonçalves Lind, due “uomini dei tempi bui” in grado di “dialogare e costruire ponti”

Giovanni XXIII, ricordato lo scorso 12 ottobre, giorno di apertura del Concilio Vaticano II, e Francesco. Due Papi diversi ma con molti tratti in comune. Ad evidenziarlo è Andreas Gonçalves Lind, professore di filosofia presso la Universidade Católica Portuguesa di Braga e presso il Centre Sèvres di Parigi, dalle colonne del quaderno 4136 de La Civiltà Cattolica in uscita domani ma anticipato come di consueto al Sir. Lo studioso prende le mosse dal ritratto di Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963) contenuto nel libro “Men in Dark Times” pubblicato nel 1968 da Hannah Arendt. “Quando leggiamo la riflessione di Arendt su Roncalli”, scrive Gonçalves Lind, le sue parole e i suoi gesti “ci fanno facilmente pensare all’attuale pontificato di Francesco. Lo testimonia il fatto che neanche i violenti appelli alle dimissioni da parte di settori ultraconservatori siano riusciti a distruggere l’immagine di questo nuovo ‘papa buono’”. “Due persone trasparenti, il cui stile di vita rivela una semplicità e un’autenticità che precedono, o meglio determinano, la strategia che essi potrebbero usare nel loro modo di governare”.
Oltre all’umanità, ciò che accomuna Roncalli e Bergoglio sono i “tempi bui”. “Se, nel contesto della guerra fredda, papa Giovanni ha saputo accogliere e dialogare con i comunisti sovietici senza rinnegare la sua fede cristiana”, osserva lo studioso, oggi “Francesco cerca di costruire ponti con diverse persone che, in linea di principio, sembrano essere al di fuori, perfino in contrasto con la Chiesa”. E la sua libertà interiore gli permette, “nel bel mezzo della guerra in Ucraina, di criticare il patriarca Kirill per il suo sostegno a Putin, pur prendendo le distanze dal crescente bellicismo della Nato”.

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