Perù: Pariona (coordinatrice Consiglio per diritti umani) al Sir su perdono chiesto a Catacaos da cardinali, vescovi e rappresentante del Vaticano, “gesto inedito e profondamente simbolico”

Il gesto dei cardinali e vescovi peruviani, in ginocchio davanti agli indigeni e ai contadini, per chiedere perdono per gli abusi e le persecuzioni del Sodalizio di vita cristiana, ha suscitato forte impressione nel mondo delle associazioni indigene e per i diritti umani, in Perù. A esprimerlo al Sir, Tania Pariona, leader sociale e indigena, da sempre impegnata peri i diritti dei minori e dei più fragili, oggi coordinatrice del Consiglio per i diritti umani del Perù: “Si è trattato di un gesto inedito e profondamente simbolico. Rappresentanti della Chiesa cattolica si sono inginocchiati davanti alla comunità contadina San Juan Bautista di Catacaos per chiedere perdono per anni di dolore, abusi e abbandono legati allo spossessamento delle loro terre ancestrali da parte di imprese collegate al Sodalizio di vita cristiana”.
Il momento più significativo della giornata, infatti, è avvenuto quando il card. Carlos Castillo, il card. Pedro Barreto, mons. Jordi Bertomeu – emissario del Vaticano e commissario pontificio per il processo di dissoluzione del Sodalizio – insieme a vescovi e sacerdoti presenti, si sono messi in ginocchio davanti ai membri della comunità e alle loro famiglie.
Racconta Pariona: “La messa, celebrata nella parrocchia San Juan Bautista di Catacaos, è stata segnata dalla memoria delle vittime e da un riconoscimento esplicito della responsabilità della Chiesa di fronte la sofferenza vissuta dalla comunità per oltre un decennio. Durante la celebrazione si sono ricordati specialmente i membri della comunità Guadalupe Zapata Sosa e Cristino Melchor Flores, assassinati nel mezzo del conflitto che ha affrontato la comunità contadina. Si è riconosciuto anche la sofferenza delle famiglie che per anni hanno attraversato processi di criminalizzazione e persecuzione mentre difendevano i propri diritti e il proprio territorio”. Dal 2019, la leader sociale accompagna legalmente ed emotivamente la comunità contadina, dopo aver assunto la difesa del caso in un contesto di molestie giudiziarie e stigmatizzazione contro i dirigenti della comunità.

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