“Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata. Altrimenti sarebbe qualcosa di sterile che solo in laboratorio può conservare la sua purezza”. Con le parole di Papa Francesco, p. Maurizio Bevilacqua, dei Missionari Clarettiani, ha aperto questo pomeriggio la sua relazione su “Carisma, istituzione e governo” alla 105ª Assemblea dell’Usg (Unione superiori generali), in corso alla Fraterna Domus di Sacrofano. Il teologo ha affrontato la questione di come si trasmette un carisma fondativo, partendo da una constatazione: “L’unico modo che abbiamo di trasmettere un’esperienza è raccontarla”. I fondatori lo hanno fatto attraverso regole, costituzioni, lettere, autobiografie, ma soprattutto “nella relazione vitale con i loro compagni, amici, discepoli”. Bevilacqua ha articolato la trasmissione del carisma attorno a quattro verbi tratti dal documento “Mutuae relationes”: vivere, custodire, approfondire, sviluppare. “Non si può fissare una volta per sempre il carisma – ha sottolineato –. Nel tempo non solo deve essere ogni volta nuovamente compreso, ma anche arricchito dai doni ricevuti da chi lo vive”. La scelta di “congelare il dono ricevuto non è un’opzione possibile: significherebbe rinunciare a priori a credere che esso possa ancora interessare qualcuno oggi”.