Cristiani perseguitati: Acs, in Europa e Americhe aumentano attacchi e ostilità

Non solo Africa e Asia: anche Europa e Americhe registrano un aumento preoccupante di attacchi e ostilità contro i cristiani. È quanto emerge dai dati presentati da José Luis Bazán, accademico ed esperto di diritti umani, che ha contribuito al Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), pubblicato nell’ottobre 2025. Secondo l’analisi, il fenomeno assume forme diverse ma diffuse, dalla violenza diretta agli atti vandalici contro luoghi di culto. “In Francia si registra una media di 1.000 attacchi l’anno contro le chiese”, ha spiegato Bazán, citando episodi che vanno da vandalismi a incendi dolosi. Negli Stati Uniti, ha aggiunto, sono stati registrati centinaia di attacchi, “371 solo da quando la Corte Suprema ha annullato la sentenza Roe v. Wade nel 2022”. Numeri elevati anche nel Regno Unito, dove negli ultimi tre anni si contano oltre 9.000 reati contro edifici e persone legati al mondo cristiano, con una media di almeno otto al giorno tra il 2022 e il 2024. La situazione non è meno inquietante in America Latina. In Cile, dal 2013 al 2024, “quasi 300 chiese hanno subito attacchi incendiari”, spesso riconducibili a gruppi estremisti. E ogni anno, in occasione della Giornata internazionale della donna, “centinaia di chiese – in Spagna e in America Latina – vengono imbrattate e vandalizzate con slogan d’odio”. In alcuni contesti occidentali si assiste a una radicalizzazione del fenomeno, che si intreccia con processi di crescente secolarizzazione. In Belgio si contano circa 200 attacchi l’anno, mentre in Germania nel 2024 si sono registrati 111 episodi, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Per Bazán, si tratta ormai di una tendenza consolidata, troppo spesso sottovalutata. L’aspetto più critico riguarda però la risposta istituzionale. “Le autorità non fanno quasi nulla per proteggere le vittime”, denuncia l’esperto. A livello internazionale, osserva, esistono figure dedicate al contrasto dell’antisemitismo e dell’odio antimusulmano, ma manca un organismo analogo per i cristiani. “Perché non un rappresentante delle Nazioni Unite per il contrasto all’odio anticristiano?”, si chiede, evidenziando un vuoto politico sia nell’Unione europea sia nell’Onu. Alla base di questa sottovalutazione vi sarebbe anche una percezione diffusa: quella che i cristiani, essendo maggioranza in molti Paesi, non possano essere vittime di discriminazione. “Si presume che noi siamo la maggioranza e che quindi, per definizione, non possiamo essere oppressi – afferma Bazán – ma esistono sottocategorie, e alcune persone o istituzioni vengono attaccate”.

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