In Italia oltre 2 milioni e 400mila uomini adulti sono inattivi, dei quali quasi 600mila 25-34enni e poco meno di 799mila 35-54enni. In percentuale si può affermare che sono inattivi il 17,8% dei 25-34enni e il 25,3% dei 55-64enni, ma anche l’8,2% dei 35-44enni e l’8,9 dei 45-54enni. Si tratta del più basso tasso di attività tra i Paesi dell’Unione europea, emerso da un ampio studio transdisciplinare sugli uomini adulti inattivi – “Imperfetti sconosciuti” –, ovvero gli uomini che non lavorano e non cercano lavoro, che sarà presentato domani in Università Cattolica a Milano (largo Gemelli 1, aula Pio XI, alle ore 14.30).
Realizzato grazie alla linea strategica delle ricerche d’interesse di Ateneo, lo studio, a cura di Laura Zanfrini, docente di Organizzazioni, persone, sostenibilità e cittadinanza d’impresa e direttrice del Centro di ricerca Welfare, work, enterprise, lifelong learning-Wwell dell’Ateneo, è stato condotto tra il 2023 e il 2025 con la collaborazione di circa trenta ricercatici e ricercatori esperti di diversi ambiti disciplinari, molti dei quali interverranno al convegno, promosso dalla Facoltà di Scienze politiche e sociali, dal dipartimento di Sociologia e dal centro Wwell. Il fenomeno dell’inattività maschile sarà approfondito da diverse prospettive: dapprima storica, statistica, giuslavoristica, medica, mediale e cinematografica, e poi sociologica, economica, psicologica e storico sociale. La lettura andrà, infine, oltre i confini nazionali per inquadrare la questione anche a livello europeo. La ricerca, pubblicata nel volume “(Im)perfetti sconosciuti. Uno studio transdisciplinare sugli uomini adulti che (non) lavorano e (non) vogliono lavorare” (a cura di Laura Zanfrini) disponibile in libreria e in open access sul sito dell’editrice Vita e Pensiero, ha portato alla luce un gruppo sociale ampiamente trascurato e invisibile dal punto di vista sociale e istituzionale perché considerato centrale e “vincente” rispetto ai giovani e alle donne.
In particolare, la prima survey realizzata in Italia, condotta su un campione nazionale di oltre 400 adulti inattivi e con alcuni affondi qualitativi attraverso interviste a un gruppo di uomini che si sono dimessi volontariamente, ha approfondito le ragioni e le conseguenze dei processi di “distacco” dal lavoro e le caratteristiche di questi soggetti che, pur condividendo la condizione di inattivi, sono tra loro profondamente diversi e diseguali.
Lo studio include anche un’analisi sistematica del modo in cui i media italiani trattano (o non trattano) il fenomeno; una disamina del modo in cui il maschio adulto inattivo è rappresentato nel cinema italiano; una ricerca sugli orientamenti dei partiti politici (a livello europeo e in quattro paesi dell’Unione); una selezione di buone pratiche per l’attivazione nel campo della transizione ecologica.