Uomini adulti inattivi: Università Cattolica, tra di loro ci sono gli “inattivi per scelta”, gli “stabilmente inattivi” e gli “inattivi sfiduciati”

Il terzo profilo di uomo adulto inattivo dei cinque individuati da “Imperfetti sconosciuti” – l’ampio studio transdisciplinare promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che sarà presentato giovedì 28 maggio in largo Gemelli a Milano – corrisponde agli “inattivi per scelta”, archetipi di una società che scopre il valore del non-lavoro sottraendo ai sistemi produttivi un formidabile potenziale (12,3% del campione). Questi uomini avevano professioni spesso qualificate e/o autonome, che davano molte soddisfazioni. In maggioranza non intendono lavorare e chi lavorerebbe ha un salario di riserva molto alto, scelta resa possibile da una condizione economica privilegiata (il 45,1% ha una condizione agiata, il 33,3% adeguata, il 64,7% percepisce interessi e rendite da capitali e patrimoni). Il 60% è laureato, ha risorse formative, di salute, di capacità di lavoro relazionali, un elevato benessere personale, consumi ludici e culturali e un’elevata soddisfazione per tutto ciò che conta nella vita.
Il quarto profilo è relativo agli “stabilmente inattivi”, artefici di un equilibrio adattivo e testimoni della normalizzazione dell’inattività formale (30,8% del campione). Per loro l’inattività è una condizione di lunga durata, fortemente legata al coinvolgimento nell’economia sommersa (55,9%) e il 17,3% ammette di trarre proventi da attività non del tutto legali. In oltre la metà dei casi i loro percorsi scolastici sono incompiuti, hanno un’elevata capacità lavorativa, ma in 9 casi su 10 non cercano un lavoro. Vivono prevalentemente in una famiglia “tipica”, hanno raggiunto un certo equilibrio adattivo che li porta a non cercare lavoro nonostante in oltre la metà dei casi abbiano una condizione economica inadeguata o preoccupante.
Infine, il quinto profilo riguarda gli “inattivi sfiduciati”, vittime della precarietà e complici incolpevoli del degrado della civiltà del lavoro (33,9% del campione). In oltre la metà dei casi soffrono di ricorrenti fallimenti occupazionali e di vita, sono prevalentemente occupati in modo irregolare (40,7%) o inoccupati per scoraggiamento (39,3%), hanno spesso alle spalle un “cattivo lavoro” e probabilmente non sono stati in grado di riadattarsi alla nuova opportunità. Questi uomini testimoniano i processi di deformazione dell’offerta e hanno quasi tutti (97%) una situazione economica inadeguata. Pur essendo scoraggiati, conservano il miraggio di un “lavoro vero”, ritengono di avere un’elevata capacità di lavoro, hanno un basso salario di riserva (oltre un terzo accetterebbe qualsiasi stipendio) e oltre il 60% si dichiara insoddisfatto.

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