“Inutile definirlo martedì nero quando da anni le morti di lavoro riempiono i calendari dell’intera settimana, festivi compresi”: lo dichiara Amedeo Bozzer, presidente nazionale dell’Anmil, commentando l’ennesimo disastroso resoconto delle vittime del lavoro che si sono aggiunte, tra ieri ed oggi, alla “strage perpetua” che colpisce gli operai in Italia.
“Da Catania a Lucca, facendo sosta nel Siracusano per arrivare a Reggio Emilia, i risultati del mancato investimento in prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro hanno ucciso ieri Francesco Cannone, Giacomo Pucci, Simone Dallai e un operaio di origini ucraine del quale non sono ancora note le generalità. Rispettivamente avevano 31, 30, 47 anni e 35 anni”, continua Bozzer, sottolineando come “al dramma inarrestabile ma dimenticato dai contenuti del Decreto Primo Maggio si aggiunge la perseveranza non solo della solita specificità operaia delle vittime ma, per queste quattro morti, anche della medesima modalità legata alle cause: lo schiacciamento”.
Solo poche ore fa, l’Anmil è venuta a conoscenza della morte di un operaio di origini ucraine occorsa ieri. La vittima è rimasta schiacciata sotto un pallet mentre scaricava pannelli fotovoltaici in una ditta del territorio di Francoforte (Siracusa).
Giacomo Pucci è rimasto schiacciato sotto una pressa che stava movimentando per mezzo di un transpallet in un’azienda di Altopascio (Lucca). A soccorrerlo in un moto di speranza e disperazione, risultato vano, i colleghi. Simone Dallai è morto nel pomeriggio a Cavriago (Reggio Emilia), schiacciato dal muletto che stava guidando nell’azienda di produzione di caldaie ed idropulitrici “Mazzoni”. Ancora non è stata reso noto il nome della ditta per la quale lavorava Francesco Cannone, ex calciatore di diverse squadre siciliane che aveva ripiegato per necessità sul lavoro da operaio, morto anche lui sotto il peso del muletto nella zona industriale di Catania.
“Nell’appello ad una repentina e puntuale chiusura delle indagini, nell’auspicio che anche queste quattro morti non vengano archiviate dall’inefficacia di iter giuridici macchinosi e quasi sempre risolti in patteggiamenti ed archiviazioni, le nostre sedi Anmil di Lucca, Catania, Siracusa e Reggio Emilia – dichiara il presidente – sono sin da subito a disposizione per fornire tutto il supporto necessario a chi resta, ribadendo a gran voce che attorno alle morti di lavoro si compromettono irrimediabilmente anche le vite dei loro familiari superstiti”.
“Come Anmil non abbiamo alcuna intenzione di esimerci dalla presa in carico a noi possibile, che si traduce nell’assistenza gratuita per il disbrigo delle pratiche post-infortunio e, non meno importante, nel sostegno e nell’ascolto fornito da lavoratori che hanno subìto sulle proprie pelli la stessa ingiustizia – conclude Bozzer – ma allo Stato chiediamo ancora una volta di intervenire fattivamente smentendo il disimpegno nei confronti di un’emergenza sociale che continua a trattare il tema della sicurezza solo come esercizio retorico”.