“Il carisma può svilupparsi in modo corretto solo nell’ascolto del popolo di Dio e delle esigenze del mondo”. Lo ha affermato questo pomeriggio p. Maurizio Bevilacqua, dei Missionari Clarettiani, nella relazione tenuta alla 105ª Assemblea dell’Usg a Sacrofano. Il teologo ha richiamato la riflessione che l’allora vescovo ausiliare di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, propose nel 1994 al Sinodo dei vescovi, identificando tre tensioni bipolari per la vita religiosa: tra famiglia religiosa e popolo di Dio, tra Chiesa particolare e Chiesa universale, tra carisma proprio e necessità del mondo. “Le necessità non devono livellare malamente la diversità dei carismi, ma neppure questi devono ridursi a uno stile particolarista che non permetta di vedere e di farsi carico delle necessità”, citava Bevilacqua dalle parole di Bergoglio. Oggi, ha osservato il relatore, il rischio più frequente non è presentare “una veneranda reliquia del passato”, ma una “sorta di omogeneizzazione in cui ciò che distingue un’opera dall’altra non è il carisma che la anima, ma solo il logo che vi è apposto”. Per il governo degli istituti, il compito è accompagnare il discernimento nell’incontro con le nuove generazioni e le diverse culture, “costruendo insieme modelli di vita secondo il carisma”.