Digitale: Fabris (Università di Pisa), “crediamo di servirci delle tecnologie, ma sono loro a servirsi di noi”

“Esistono delle tecnologie che si presentano come qualcosa di religioso, come una manifestazione del divino. Quando viene adorato il mezzo, accade l’idolatria”. Lo ha spiegato Adriano Fabris, docente di Filosofia Morale ed Etica della comunicazione all’Università di Pisa, nel suo articolo “Religione e infosfera. Relazioni pericolose”, pubblicato dalla rivista “Paradoxa” e presentato ieri nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, a Roma. “Noi crediamo di servirci delle tecnologie. In realtà sono delle tecnologie che si servono di noi, modificano la nostra mentalità e ci fanno puntare tutto sui valori dell’efficienza, efficacia, velocità. Anche le religioni, quando usano i dispositivi tecnologici per comunicare in maniera più efficace e più intensa il proprio messaggio, veicolano in sé stesse anche questi valori”, ha continuato Fabris. “Il senso del religioso si è segregato – ha sottolineato Cecilia Costa, professoressa di sociologia all’università Roma Tre a conclusione del dibattito -. La nostra società si basa sull’assenza, assenza di Dio, di storia, di conoscenza, assenza del soggetto. Se fossimo una società individualista, in qualche modo ci sarebbe un soggetto che non è esploso. Invece, noi vediamo incrociarsi il dominio degli algoritmi che sono potentissimi”.

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