“Dobbiamo prendere coscienza che il digitale non consiste solamente nella tecnica con i suoi dispositivi che, con la loro continua innovazione, creano un nuovo tipo di consumismo, un consumismo di disuguaglianze”. Ad affermarlo è mons. Fabio Fabene, arcivescovo e segretario del Dicastero delle cause dei santi, durante l’incontro svoltosi ieri nella chiesa di Sant’Ignazio da Loyola a Roma, intitolato “Abitare a Babele. Religione e infosfera”. L’evento, prendendo spunto dal monografico della rivista “Paradoxa”, ha affrontato il rapporto tra esperienza religiosa e comunicazione digitale. “Gli studi offerti dalla rivista – ha continuato mons. Fabene – evidenziano i pericoli e i rischi della relazione fra infosfera e religione. Il digitale è di fatto l’ambiente che modella il nostro modo di vivere, di pensare, di relazionarci. La stessa nostra religiosità, il rapporto con Dio, viene profondamente influenzato dall’infosfera”. L’arcivescovo ha poi sottolineato i rischi dell’intelligenza artificiale, soprattutto per i più giovani. “Si chiudono nella loro camera e dialogano con il cellulare. Qualcuno è arrivato a suicidarsi, perché il cellulare gli ha detto: ‘Ucciditi, così staremo sempre insieme e saremo amici per sempre’. Queste sono le conseguenze dell’individualismo. Sono certo che la religione può contribuire alla qualità della nostra vita digitale”.