Inizio anno scolastico: mons. Iannuzzi (Castellaneta), “accompagnare l’allievo a conoscere per conoscersi”

“Benedetta la scuola e benedetti siano i suoi educatori che fanno apprendere, accrescere e rendere fruibili gli straordinari talenti di ogni membro della comunità scolastica, non solo dei discenti. Se la scuola è questo, allora non solo c’è futuro per essa, ma anche per la società grazie anche ad essa”. Lo ha scritto il vescovo di Castellaneta, mons. Sabino Iannuzzi, nel messaggio alla comunità scolastica che insiste sul territorio della diocesi.
Immaginando la “scuola del domani”, il presule rivela: “Personalmente la penso e la vorrei come già oggi dovrebbe essere: non luogo statico in cui si ricicla e trasmette un dato e circoscritto sapere, ma tempo dinamico in cui si educa al desiderio e alla passione del sapere e, soprattutto, del sapere se stessi, evocando il proverbiale Oracolo di Delfi. In questo senso il termine educare, di conio latino, non deriva solo dal verbo dùcere (condurre), ma anche e soprattutto da sedùcere (condurre a sé)”.
Il vescovo si rivolge poi al personale scolastico al quale chiede che la scuola sia “non come funzionale dispositivo burocratico o macchina amministrativa perfettamente ordinata e organizzata, alla stregua di un’azienda efficiente che ha il compito di intercettare la domanda di mercato per consegnare l’offerta, incrementando il capitale attraverso la produzione e distribuzione di servizi e prodotti – nel caso della Scuola consistenti in nozioni, informazioni, certificazioni… –, quanto piuttosto come spazio e tempo generativi di ‘illuminazione’, che promana da una conoscenza sempre più profonda del mondo fisico e metafisico, degli altri e soprattutto di se stessi, per promuovere l’apertura all’inedito intellegibile e al trascendente, la comprensione del ‘novum’ incipiente, l’emancipazione, l’orientamento, la consapevolezza e, quindi, l’autodeterminazione e il successo formativo esistenziale e professionale in una logica di socializzazione consapevole e responsabile”. Ricordando che “si dà vera educazione ed autentica formazione quando l’esperienza della conoscenza è diretta e, dunque, tocca la vita e le corde dell’allievo, accrescendolo nel suo processo di maturazione”, mons. Iannuzzi sottolinea che “è questo, a mio avviso, quanto permette alla scuola dei nostri tempi di esprimere appieno la vocazione che, da sempre, le è propria: accompagnare l’allievo a conoscere per conoscersi – ‘Non scholae, sed vitae discimus’, scrisse Seneca a Lucilio un secolo prima della nascita di Cristo – dando forma alla vita dello studente, facendo emergere i suoi talenti, le proprie inclinazioni, le sue particolari sensibilità e la consapevole cognizione dei limiti e le difficoltà che afferiscono all’esistenza di ognuno”.

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