Papa Francesco: “tomismo non sia oggetto da museo”, “cristiano non deve temere dialogo con la cultura”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Un uomo appassionato della Verità, un ricercatore instancabile del volto di Dio”. Così il Papa ha definito San Tommaso d’Aquino, di cui l’anno prossimo ricorrerà il settimo centenario della canonizzazione. “Che cosa è Dio?”: è questa – scrive Francesco nel discorso scritto e consegnato ai partecipanti all’XI Congresso Tomistico Internazionale promosso dalla Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino e dall’Istituto Tomistico Angelicum sul tema “Vetera novis augere. Le risorse della tradizione tomista nel contesto attuale”, in corso a Roma, presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, fino al 24 settembre – la domanda che ha accompagnato Tommaso, fin da bambino, e “lo ha motivato per tutta la vita”. “La ricerca appassionata di Dio è contemporaneamente preghiera e contemplazione, cosicché San Tommaso è modello della teologia che nasce e cresce nell’atmosfera dell’adorazione”, ha spiegato Francesco, ricordando che nella sua ricerca della verità su Dio San Tommaso usa in modo “esemplare” le due “ali” della fede e della ragione. “Il cristiano, non teme di avviare un dialogo razionale sincero con la cultura del proprio tempo”, ha attualizzato il Papa, secondo il quale “il tomismo non deve essere un oggetto da museo, ma una fonte sempre viva”: un “tomismo vivente”, secondo l’espressione di Jacques Maritain, cioè “capace di rinnovarsi per rispondere alle domande odierne”. Così, il tomismo va avanti seguendo un doppio movimento vitale di “sistole e diastole”.

In particolare, Francesco ha richiamato l’attenzione sulla fecondità dell’insegnamento di San Tommaso sulla creazione, che per lui è “la primissima manifestazione della stupenda generosità di Dio, anzi, della sua gratuita misericordia. È la chiave dell’amore, dice Tommaso, che ha aperto la mano di Dio e la tiene sempre aperta”. “Andate a Tommaso!”, l’invito finale ai presenti: “Non abbiate paura di accrescere e arricchire con le cose nuove le cose antiche e sempre feconde”. All’inizio del suo discorso, il Santo Padre ha espresso “gratitudine” al card. Gianfranco Ravasi, “che, in veste di presidente del Consiglio di coordinamento delle Accademie pontificie, ha accompagnato per tanti anni la vita dell’Accademia”.

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