Congresso eucaristico nazionale: card. Zuppi, “chi si ferma davanti a Gesù si ferma anche davanti ai suoi fratelli più piccoli, come i nostri fratelli dell’Ucraina”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(da Matera) “Sento tanta gioia di essere qui, anche un po’ di freddo, ma la gioia è di più. Questo Congresso Eucaristico è un segno per tutte le Chiese in Italia, che affrontano il Cammino sinodale”. Il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha cominciato con accenti personali la cerimonia di apertura del Congresso eucaristico nazionale di Matera. “Cammino, perché la Chiesa segue Gesù e non vive per sé stessa”, ha spiegato il cardinale nell’omelia: “E Gesù va ‘per tutte le città e i villaggi’. Lui stesso non ha un posto dove posare il capo perché lo posa nel cuore di ogni persona che incontra, diventa ospite del nostro tetto, del nostro cuore a volte così simile a delle grotte rese bellissime – come le vostre – dalla sua presenza e dalla bellezza che sempre Cristo rivela e suscita”. “Se c’è Cristo al centro, camminiamo insieme e troveremo i modi per farlo insieme”, ha assicurato il presidente della Cei: “La prima sinodalità è con lui! Come l’Ostensorio davanti al quale adoriamo – e non dimentichiamo che chi adora Gesù non adora gli idoli ed è libero dai padroni del mondo – chi si ferma davanti a Gesù si ferma anche davanti al corpo dei suoi fratelli più piccoli”. “L’ostensorio è tradizionalmente un sole dal quale partono tanti raggi, così diventiamo noi luminosi, perché illuminati dalla Sua luce, specchio di questa perché pieni del suo amore”, ha proseguito Zuppi: “E poi penso anche che, al contrario, questo Corpo raccoglie e rende uniti quei tanti raggi che siamo noi: Gesù ci attrae a sé, ci raccoglie e ci permette così di capire che non siamo isolati, che non possiamo vivere da isole, ma che raccolti diventiamo una cosa sola, come il grano sparso sui colli. Lo hanno portato prima, e tra l’altro c’erano i giovani, gli anziani, i nostri fratelli dell’Ucraina, che avete accolto come fratelli e come sorelle. Sì, e credo che portano qui anche tanta sofferenza: facciamola nostra”. “Più mettiamo al centro Gesù, nella nostra vita personale e nella vita della nostra casa comune, più saremo una cosa sola tra di noi”, ha garantito il cardinale.

 

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