Canada: Chief Rosanne Casimir (First Nations), “Chiesa ci aiuti a identificare i bambini, aprendo i registri e i documenti in suo possesso”

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“Every child matters”. Per questo, ogni bambino trovato sepolto in tombe anonime deve essere identificato. “L’accesso ai registri e ai documenti in possesso alla Chiesa cattolica può aiutare questo lavoro di identificazione e permettere la guarigione di molte famiglie che per molto tempo hanno sofferto la perdita del loro cari senza sapere la verità di quello che è loro successo”. E’ quanto ha chiesto oggi Chief Rosanne Casimir, una dei 20 rappresentanti delle First Nations, ricevuti questa mattina in udienza privata da Papa Francesco. Nei giorni scorsi il Santo Padre ha accolto in udienza e ascoltato le storie dei delegati dei Métis e degli Inuit, accompagnati tutti da alcuni vescovi della Conferenza episcopale del Canada. Oggi è stata la volta della Assembly of First Nations. Chief Casimir ha sototlineato come le scuole residenziali furono istituite per cancellare la cultura, l’identità, la spiritualità e la linguadei popoli indigeni. Si stima che, a partire dal 1883 fino agli anni ‘60 del secolo scorso, circa 150 mila bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit furono strappati dalle loro famiglie e obbligati a frequentare una di queste 139 scuole distribuite in tutto il Paese. Nel 2015, dopo sette anni di ricerche, la Commissione per la verità e la riconciliazione del Canada ha diffuso un rapporto dal quale emerge che almeno 4 mila di questi bambini e adolescenti trovarono la morte a causa di malattie, fame, freddo ma anche a seguito di abusi subiti. “Chiediamo alla chiesa cattolica di riconoscere il ruolo che ha avuto nel sistema delle scuole residenziali e di unirsi a noi” con “risorse umane e finanziarie” per consentire oggi un “processo di riconciliazione e guarigione”. “E’ un tempo difficile per i popoli della First Nations”, ha detto la rappresentante delle First Nations. “Stiamo cercando la verità di ciò che è successo ai nostri bambini. Lo dobbiamo alle persone che amiamo, alle nostre famiglie e ai membri delle nostre comunità che non hanno mai fatto ritorno dalle scuole residenziali. Siamo sicuri che ci sono verità che non sono state ancora scoperte”. È un lavoro di ricerca che richiederà anni di investigazione. “I nostri cari seppelliti in queste tombe devono essere identificati”, ha detto Rosanne Casimir. “Devono tornare nelle loro terre natie, nelle loro comunità e famiglie per essere riabbracciati. C’è un ruolo significativo che la chiesa cattolica può fare per assistere e consentire il ritorno di questi bambini favorendo l’apertura dei registri e dei documenti in suo possesso”.

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