Corridoi umanitari: mons. Baturi (Cei) , “dimostrano che è possibile trovare metodi di accoglienza legali. Non lasciamo chi fugge nelle mani di criminali”

Corridoi umanitari, arrivo di profughi da Afghanistan (Foto Sir)

“I corridoi umanitari lanciano un messaggio che è possibile trovare metodi di accoglienza legali e in sicurezza. Non è possibile che chi fugge o chi ha bisogno di una vita dignitosa, venga affidato a mani delinquenti e criminali, a mani che sfruttano la sofferenza dell’uomo per interessi economici. Il fenomeno è globale, globale deve essere anche la sua gestione”.  Lo dice al Sir mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, mentre questa mattina a Fiumicino sta aspettando l’arrivo con un volo proveniente da Islamabad, di 152 profughi afghani (di cui 68 sono bambini). Un’iniziativa realizzata grazie ai corridoi umanitari promossi da Conferenza episcopale italiana (attraverso Caritas Italiana), Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Arci, Iom, Inmp e Unhcr d’intesa con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. “Il corridoio è quello spazio che unisce le stanze, che permette alle persone di incontrarsi. Benvenuti!”, ha detto mons. Baturi salutando i profughi. “Siamo tutti coinvolti quando un uomo soffre e quando un uomo spera in una vita migliore. Grazie perché siete qui, noi ci siamo”.

Poi al Sir, ha commentato: “Non possiamo non interessarci di un’umanità sofferente. I corridoi umanitari sono un canale di sicurezza, coinvolgono le istituzioni di governo e si realizzano in sinergia con tante realtà dalla Cei alla Caritas, alle diocesi, alla Comunità di Sant’Egidio, all’Arci e altre realtà”. I cittadini afghani, rifugiati in Pakistan dall’agosto 2021, verranno accolti in diverse regioni e avviati subito verso l’integrazione, a partire dall’apprendimento della lingua e dall’inserimento lavorativo, grazie a questo progetto totalmente a carico degli organismi proponenti e sostenuto dalla generosità e dall’impegno di tanti cittadini italiani, che hanno offerto le loro case per ospitare, ma anche comunità religiose, Ong e diversi soggetti ecclesiali e civili. Tutta questa azione dimostra – fa notare il segretario generale della Cei – che “l’Italia è pronta ad accogliere. Abbiamo segnali confortanti che ci dicono che le Chiese sono pronte ad accogliere, sviluppano un’azione non soltanto di accoglienza ma anche di integrazione, dando la possibilità di inserirsi attraverso per esempio l’insegnamento della lingua italiana, indicando strade di inserimento nel mondo del lavoro e scolastico. Le percezioni che abbiamo sono positive: c’è una grande voglia e un grande desiderio di accoglienza e promozione”. Mons. Baturi ripete quanto più volte segnalato anche da Papa Francesco: “è necessario che sia un’azione sinergica, da portare a livello europeo. Però ciascuno faccia la propria parte. Non è possibile non fare dei passi in attesa che lo facciano gli altri. Facciamoli tutti. Il nostro rapporto con l’Europa deve essere di dialogo, perché un’azione accogliente non può che essere un’azione di tutti”.

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