Chiara Corbella Petrillo: il papà Roberto, “parlava con il Signore come con un amico al quale affidarsi con fiducia”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il 13 giugno ricorre il nono anniversario della nascita al cielo di Chiara Corbella Petrillo della quale è in corso la causa di beatificazione. Autoironica e sempre sorridente, “parlava con il Signore come con un amico”, racconta in un’intervista al Sir il papà Roberto che oggi la immagina anche “un po’ divertita nel vedere tanto clamore intorno a lei”.
Una bambina sempre allegra, sorridente e positiva, amante degli animali e piena di attenzione per le persone. Chiara, spiega il papà, “era molto sensibile ed empatica: attraeva compagni e amici perché sapeva ascoltare. E pur essendo molto convinta delle sue idee, anche della sua fede, non era mai arrogante”. Grazie alla mamma Maria Anselma che la porta fin da piccola con la sorella Elisa in un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello spirito, ogni giorno dedica almeno un quarto d’ora a dialogare con Gesù e con la Madonna.
Una fede profonda, non ostentata, ma vissuta “con la massima naturalezza” e testimoniata “con semplicità e coerenza”. Sportiva, amante della musica, “ironica e autoironica, amava gli scherzi, era molto curiosa e amava viaggiare”. A Medjugorje conosce Enrico e dice al padre: “Io questo me lo sposo”. Chiara “parlava con il Signore come con un amico al quale affidarsi con fiducia”, prosegue Roberto. Per questo, dopo aver saputo di essere malata terminale vuole tornare a Medjugorje e chiede: “Signore mi devi far capire se è giusto che io muoia e raggiunga i miei figli, oppure se mi fai la grazia della guarigione”. E la risposta, racconta Chiara ai genitori, è: “Chiedere la grazia di vivere la grazia, ossia se è meglio per me e per quelli che stanno intorno a me che io me ne vada, va bene, ma aiutaci ad accettarlo”.

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