Card. Scola: a “Gente Veneta”, “la morte mi angustia ma non ho dubbi sulla risurrezione della carne”. “Sono colpito dagli Angelus del Papa”

“La mia vita è già stata lunga e anche molto bella, cioè – per utilizzare liberamente un’espressione di Claudel – un misto di gioia e di dolore. Adesso si tratta di imparare che ancor più bello sarà, come per ogni cristiano, vedere il Volto di Dio. La nostra vita è una sola. Si tratta di riconoscere e accettare la continuità tra questa tappa terrena e quella che ci attende dopo la morte”. Così il card. Angelo Scola, patriarca emerito di Venezia, in un’intervista al n. 41 del settimanale diocesano “Gente Veneta”, in uscita oggi, in occasione dei suoi 80 anni.
“La nostra forza educativa è molto diminuita, perché molto è diminuita la nostra santità, cioè la certezza di Cristo come centro degli affetti, del lavoro, del riposo, nella vita quotidiana”, riconosce il porporato. Tuttavia, “grazie a Dio ci sono ancora uomini e donne con una fede impressionante, ma forse sono sempre più una minoranza. Certo, la Chiesa ha attraversato altri periodi di prova, e il Signore le ha promesso l’assistenza continua e indefettibile dello Spirito. Proprio sullo Spirito noi dobbiamo poggiare la nostra fiducia e chiedere in modo incessante il nostro compimento in Cristo”.
“Non ho dubbi sulla risurrezione della carne – afferma ancora Scola -. Certo, la morte mi angustia, come poco o tanto angustia ogni uomo, e non credo a quelli che dicono di non provare angustia quando la morte è imminente. Angustia come ristrettezza del cuore, della mente, dell’azione. Un errore che capita di fare è quello di concepirsi come destinati a due vite, una quaggiù e una nell’aldilà. Invece, la vita è una sola: essa incomincia qui e si compie nell’aldilà”. E su Papa Francesco: “L’ho incontrato come rettore della Lateranense nelle mie visite a Buenos Aires, poi alle riunioni del Sinodo, e lo vedo oggi attraverso il magistero e l’intensità e l’originalità della dedizione”. Il cardinale si dice “colpito” dai suoi Angelus: “sono molto profondi, belli e popolari, nel senso nobile del termine. Sono un’occasione di ripresa e recupero della vita cristiana. Io cerco di imparare dal suo stile di relazione con le persone”.

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