Coronavirus Covid-19: Guatemala, morti raddoppiati in 15 giorni. Mons. de Villa y Vásquez (presidente vescovi) al Sir, “pandemia in piena escalation. Tutto è rallentato da mafia e corruzione”

(Foto ANSA/SIR)

“Siamo in piena escalation. Il picco dei contagi è previsto per ottobre o novembre. Le condizioni del sistema sanitario sono precarie e molti sono gli esclusi da tale sistema. Abbiamo parlato con il Ppresidente della Repubblica, non mancano i buoni propositi, ma tutto è rallentato dalla corruzione e dalle mafie, penso per esempio alla necessità di procurare respiratori. Così, si procede alla velocità di una tartaruga”. Sono queste le dure parole consegnate al Sir dal presidente della Conferenza episcopale guatemalteca (Ceg), mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, arcivescovo eletto di Città del Guatemala e amministratore apostolico di Sololá-Chimaltenango, a commento del comunicato diffuso venerdì scorso dai vescovi del Guatemala. Nel Paese centroamericano i contagi per la pandemia di Covid-19 sono ormai quasi 40mila, con circa 1.500 morti, “ma sono raddoppiati in soli quindici giorni”, avverte il presidente della Ceg.
Nella nota i vescovi affermano che la pandemia “ha messo in evidenza tutta la serie di precarietà e mancanze che il nostro Paese soffre”. Secondo la Ceg, “contemplare questa realtà potrebbe scoraggiarci, ma allo stesso tempo ci offre l’opportunità di vivere un’autentica e genuina solidarietà”. Prosegue mons. de Villa y Vásquez: “La capitale, Città del Guatemala, è oggi senza difese, ci sono molti casi nella capitale e nel suo hinterland, fino a Escuintla, così come nelle zone di frontiera. Molte persone, ancora oggi, si muovono senza precauzioni, anche per barriere culturali e linguistiche. Il 70% della popolazione ha un lavoro precario e informale, perciò esce di casa e non si riesce a organizzare una quarantena seria”. Da parte delle parrocchie “ci sono vari progetti, raccolte di alimenti, dirette soprattutto a chi è rimasto senza un salario, reti di solidarietà. Va anche detto, tuttavia, che ormai le parrocchie sono chiuse da quattro mesi, le messe sono trasmesse attraverso i vari mezzi di comunicazione e le stesse parrocchie sono senza risorse, soprattutto nelle zone urbane, dove è meno immediato il rapporto con i fedeli, rispetto alle zone rurali”.
Un’ampia parte della nota della Ceg è dedicata anche a un altro problema, il continuo rinvio dell’elezione dei giudici della Corte suprema di giustizia. Una situazione che secondo l’episcopato compromette l’equilibrio istituzionale e il principio della divisione dei poteri. Conclude a questo proposito mons. de Villa y Vásquez: “A volte la Corte suprema in passato, nel difendere la Costituzione, ha preso decisioni coraggiose, è importante concretizzare questa elezione, bloccata dalle mafie e da personaggi corrotti”.

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