Consiglio europeo: Conte, “sono cautamente ottimista. Non è più il tempo di tergiversare”

“Questa notte abbiamo lavorato sino all’alba, direi che c’è stata una svolta. Sono cautamente ottimista”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al suo arrivo al Consiglio europeo, prima dell’inizio dei lavori della quarta giornata.
Sulla governance dei fondi, tema al centro di aspre discussioni con i Paesi “frugali”, il premier ha confermato che “c’è stato uno scontro in questi giorni. Ho detto che assolutamente non permetterò mai che un singolo Paese possa avere il monopolio o comunque un sistema di controllo e di verifica. Questo spetta agli organi comunitari e su questo non mollo”.
Nel negoziato, Conte ha fatto capire che “c’è un limite che non deve essere superato per la dignità dell’Italia e degli altri Paesi che in questo momento stanno attraversando la fase più acuta della crisi e stanno vivendo le più gravi conseguenze. Se il piano elaborato dalla Commissione europea viene riempito di ostacoli operativi, di meccanismi che ne condizionano e ne compromettono l’efficacia, questo piano non serve a nulla”. “Non stiamo scherzando”, “non possiamo guardare al nostro ombelico nazionale” ma “stiamo offrendo una risposta europea e non c’è più da scherzare”, ha ammonito il presidente del Consiglio.
“Dobbiamo trovare un accordo non solo per i mercati finanziari. Lo dobbiamo per i nostri cittadini, per la gravità delle conseguenze di questa crisi”, ha precisato il premier: “Non è più il tempo di tergiversare, dobbiamo finalizzare il tutto” mettendo da parte “resistenze e incomprensioni”.
Per Conte, “le polemiche di questi giorni e qualche braccio di ferro che c’è stato hanno rischiato di appannare quelli che sono gli obiettivi comuni che non dobbiamo perdere di vista”. Ma ora “mi sembra che il clima sia cambiato, c’è stata una svolta”, ha ammesso il premier commentando l’efficacia del fronte comune attuato da Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Grecia: “Abbiamo fatto comprendere che non si può pensare di portare avanti un negoziato tutto al ribasso. La soglia dei 400 miliardi, 390 ma con penalizzazioni ha chiamato tutti a responsabilità”. “Mi sto battendo duramente – ha concluso – sul fatto che alla fine quelle che saranno le risorse finanziarie a disposizione dell’Italia siano cospicue e non ci sia una compromissione del quadro totale perché è questo che ci consentirà una pronta ripresa”.

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